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Saint-Rhemy-en-Bosses è un posto affascinante e parecchio “cool”; distante dalla mondanità, dagli abiti griffati e dalle folle. Lo abbiamo visitato in occasione dell’evento “No-Limits” organizzato da Renault, casa sempre attenta alla cultura, per dimostrare le qualità off-road della Dacia Duster 4x4 (di cui abbiamo ampiamente scritto) scoprendo un sacco di cose interessanti relative a cibo e turismo. Il piccolo paese è costellato di antichi masi in pietra, è adagiato s’un pendio e si sviluppa lungo la via Francigena; quella costruita dagli antichi romani 2000 anni per avvicinare l’Inghilterra alla capitale dell’Impero. In questo articolo i romani centrano molto, perche scopiazzando alcune tecniche per il mantenimento dei cibi dagli antichi greci, furono tra i primi a mettere a punto un sistema per non far irrancidire le proteine animali. Scoperta fondamentale per sostentare truppe e legionari durante le infinite campagne militari che nel processo creò una sorta di prosciutto ante-litteram. Il prosciutto è ormai un patrimonio gastronomico dell’umanità, e se questo salume vi fa impazzire, alle porte di Saint Rhemy, nel cuore della Valle del Gran San Bernardo a 1600 metri di altezza, viene prodotto il prosciutto, o meglio il Jambon più costoso d’Italia non che il prosciutto più antico del mondo. Un prodotto strepitoso che raggiunge l’apice dopo 18 mesi di stagionatura e viene venduto soprattutto all’estero. Si chiama Jambon de Bosses e nel suo sapore dolce e aromatico, ottenuto tenendolo sotto tanto sale per poco tempo, sono custoditi i segreti di una tradizione millenaria. Racconti intrisi di cultura, storia e guerre combattute attorno a un alimento che oggi diamo per scontato - il sale - che un tempo, come nel 1397 quando fù inventato il Jambon de Bosses, aveva una via tutta sua e pagava dazi doganali da capogiro, tanto era importante. Insomma se vi piace il prosciutto, il Jambon de Bosses DOP, con il suo colore rosso scuro ed un gusto profumato, delicato e davvero unico, ma davvero davvero unico va assolutamente provato. E siccome anche il luogo dove viene prodotto è molto interessante (i dettagli racconteremo nel prossimo articolo, il viaggio alla scoperta del Jambon de Bosses è consigliato a chiunque ami le montagne, la natura, il silenzio e i buon cibo. 

Dove mangiare

Marche, Jaguar XF: Lasciamo Senigallia e il suo mare d'inverno per addentrarci nella campagna marchigiana. Bella anche nei mesi freddi, quando i campi brulli, le strade bianche e gli alberi nudi sono avvolti dalla nebbiolina. Un invito a riposo, camini e grandi abbuffate. Infatti la Jaguar XF ha una meta ben precisa - Ostra - un delizioso paesino medioevale arroccato s'un piccolo cucuzzolo che osserva elegante le colline circostanti. Colline dolci, morbide, che proseguono in serie  a perdita d'occhio fino a sfumare nei primi Appennini del versante orientale d'Italia. La strada per Ostra passa anche tra i filari di Morro d'Alba, patria dell'omonima "Lacrima" Un vino corposo e profumato, con una struttura sui generis ed un gusto soave e persistente. Uno dei migliori produttori è Stefano Mancinelli e le bottiglie dall'ottimo rapporto qualità prezzo (dai 4 ai 12 euro per una Riserva), accompagnano alla grandissima i piatti del territorio. Arrivati ad Ostra circumnavighiamo le sue mura di cinta perfettamente mantenute fino ad arrivare in una Osteria dove i sapori non sono mai cambiati da 50 anni a questa parte. Si chiama La Cantinella http://www.lacantinella.net/e queste sono tutte le cose che dovete assolutamente ordinare: Iniziate con biete ripassate con aglio e rosmarino e servite con la crescia marchigiana (una pizza con grasso di maiale). Come primi i must assoluti sono due paste fatte in casa;  Ravioli di Patate con ragù di Cinghiale sfumato nel vino per 12 ore e gli Gnocchi ripieni all'Anatra. Entrambi maestosi. Per secondo fritto misto alla marchiana con olive ascolane, creme, cotolette di tacchino, agnello e zucchine. Un fritto asciutto e perfettamente digeribile. Il gelato alla fiamma chiude le danze e quando vi porteranno il conto stenterete a crederci perche il prezzo a persona difficilmente supera i 25 euro. Se volete spendere ancora meno e mangiare altrettanto bene c'è la Trattoria Vittoria nel cuore medioevale di Ostra. Il posto è semplice, quasi surreale negli arredi, ma il cibo è squisito. Prenotate in anticipo le lasagne bianche con funghi e prosciutto. Ordinate pirofile di tagliatelle fatte in casa con ragù di cinghiale e poi, annaffiando il tutto con la Lacrima di Morro d'Alba, tuffatevi nell'arrosto misto con un polpettone, una faraona e un piccione semplicemente indimenticabili.    

Dove mangiare

4 Stelle Michelin per 60,000 abitanti. Un record che proietta Senigallia, elegante cittadina marchigiana adagiata sul Mar Adriatico, nel l'eccellenza culinaria nazionale e mondiale. Nelle Marche si è sempre mangiato alla grandissima, perchè in questa regione sia la cucina di terra che di mare sono eradicate e gustosissime - si spazia dai ravioli di patate al cinghiale, agli gnocchi ripieni d'anatra oppure i vincisgrassi fino alla tagliatelle con pannocchie passando per l'arrosto misto dell'Adriatico -  ma i nomi che hanno messo Senigallia sulla mappa nell'alta ristorazione sono quelli di Mauro Uliassi e Moreno Cedroni. Secondo noi il vero padrone del mare è il primo, Uliassi, chef dalla sensibilità sopraffina che reinterpreta la tradizione con eleganza, ricerca e creatività ma senza addentrarsi in quelle avviluppate creazioni che ti sorprendono lì per lì (anche nell prezzo) ma che ti dimentichi subito dopo. Di lui avevamo già scritto e potete rileggere l'articolo qui: http://ontheroad.comunicablog.it/2013/07/intervista-a-mauro-uliassi-2-stelle-michelinsu-masterchef-ha-ragione-petrini-e-la-nostra-cultura-culinaria-e-ancora-giovane-1a-parte/ Nel nostro tour gastronomico con la Jaguar XF, non ci siamo infatti soffermati sui loro ristoranti - Uliassi e la Madonnina del Pescatore - quanto sulle creazioni di questi due grandi chef  stellati in chiave street food. Mauro ha girato l'Italia in largo e in lungo con il suo "Street Food Good".   Moreno Cedroni ha invece due "hub" di cibo più casual. Una è ormai un'istituzione - la salumeria ittica Anikò in Piazza Saffi - l'altro è il Susci Bar Clandestino s'una delle più belle spiagge del Conero. Uliassi e Cedroni hanno ottenuto un voto di 7.5 nella guida Street Food nata dalla collaborazione con Ceres ed il programma Tv Street Food Heroes, e sono gli unici due casi italiani di chef stellati e pluridecorati ad essere inseriti in una guida sul cibo di strada, dimostrando che l'eccellenza non deve per forza costare cifre astronomiche.

Dove mangiare

Lampredotto, gnocchi fritti, scagliozzi, grespelle, sfincione,scapece, piatti ispirati allo street-food firmati da grandi chef come Uliassi, Scabin, Bottura, Sultano, Picchi e tante altre specialità da perdere il lume della ragione. Nel premiato e apprezzatissimo libro "Street Food all'italiana" (Giunti Editore) di Clara e Gigi Padovani, c'è infatti il miglior cibo di strada d'Italia, accuratamente selezionato nel corso di un magnifico viaggio su e giù per lo stivale alla scoperta dei sapori di un tempo. Il libro di Clara e Gigi Padovani, rinomato giornalista ed apprezzato critico enogastronomico, è un  racconto, un resoconto arguto e coinvolgente, ed una preziosa incursione nelle radici della cucina italiana con le sue tante, antiche, tradizioni locali. Come sottolinea Gualtiero Marchesi "il cibo di strada è la storia di un paese". e "Street food all'italiana"  testimonia l'importanza dei piatti popolari a livello gastronomico e socio-culturale. Un movimento che precede di decenni, se non di secoli, le mode attuali, che poco hanno a che vedere con la vera essenza del cibo da marciapiede. Che centra tutto ciò in un blog di viaggi? Centra eccome, perchè il cibo è parte integrante del viaggio stesso ed il nostro consiglio è di acquistare il libro e copiare di sana pianta l'itinerario per un 'esperienza tutta gusto, scoperta e cultura.

Dove mangiare

Cemento, acciaio ed enormi vetrate per far si che ogni barlume di luce naturale illumini gli interni. E' l'architettura del nord Europa e anche del ValleFredda Resort, un luogo che non ti aspetti a neanche 45 minuti di macchina dal centro di Roma. Il ValleFredda è l'ultimo progetto (in ordine cronologico) del grande Chef Antonello Colonna, che ha scelto la campagna attorno a Labico per costruire una struttura da coffee-table book. Un luogo speciale, quieto, remoto nonostante la prossimità con i paesi lungo la Casilina e accogliente nonostante l'assoluto rigore delle forme. In questo periodo dell'anno il resort è circondato da campi brulli, rami nudi, montagne  e natura. La luce colpisce l'edificio di taglio e la nebbiolina tipica della campagna d'inverno è un'invito a rilassarsi nelle sale "open" e riflettere davanti ai camini. Non a caso Colonna definisce il ValleFredda "un luogo che viene dall'istinto dell'immaginario". Secondo noi è anche un posto dove pensare e recuperare quello "stream of consciuosness" spesso soffocato dai frastuoni e dagli impegni quotidiani. La parola d'ordine di tutto il progetto è sostenibilità ed integrazione con il territorio circostante. Frutta e verdura arrivano direttamente dall'orto. I sapori sono semplici, stagionali e genuini, ed i piatti hanno quel tocco di sofisticatezza ed eleganza in più tipico dei grandi chef. Il ValleFredda non sostiene il trasporto su gomma delle acque minerali e valorizza ciò che lo circonda. Le 12 camere, complete di tutti i comfort, guardano al parco naturale di Labico. Gli arredi sono contemporanei e funzionali, e non di quel design fesso e fine a se stesso. In generale al Vallefredda si respirano innovazione, rispetto e ottimismo. Voci che in gran parte dell'Italia sembrano essere sparite dai vocabolari. Per prenotazioni, come per esempio una due giorni fuori porta a Capodanno e dintorni, andate sul sito  http://www.antonellocolonnaresort.it/

Dove dormire

Essendo il Chianti una delle zone più turistiche del pianeta l'offerta gastronomica abbonda e la qualità non sempre tiene fede a ciò che ci aspetta dalla tradizione culinaria Toscana. Noi suggeriamo due indirizzi; Osteria la Gramola a Tavernelle Val di Pesa e Trattoria La Toppa a San Donato. La Toppa è un grazioso ristorantino a conduzione famigliare nella via principale del paese. Tra i tanti piatti tipici, quello che non dovete assolutamente perdervi sono le pappardelle all'anatra. Il volatile viene cucinato a fuco lento con chiodi di garofano, anice e profumi inebrianti, mentre le pappardelle dai bordi zigrighinati hanno una consistenza unica ed un sapore straordinario.   Come straordinario è tutto il menù della Gramola dove ci sono tanti turisti (quasi tutti provenienti dal Castello del Nero ndr) e la tradizione toscana preparata a "modino" utilizzando olii eccellenti, verdure con il sapore di verdure ed ingredienti di primissima scelta. Cose che fanno tutta la differenza del mondo perche a Firenze e dintorni (intesi come Chianti, Val D'Orcia, Mugello) quasi tutti propongono ribollite, pappa al pomodoro e peposo, ma quelli dell'Osteria la Gramola sono decisamente superiori alla media. Il servizio è attento e amichevole, la cantina ampia, con prezzi abbordabili, i dessert buoni e tutta l'esperienza rilassante e piacevole.

Dove mangiare