LIFESTYLE
Lamborghini Aventador; il fascino dell'estremo (prima parte)
Scritto il 2015-01-21
da Matteo Morichini
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Come muoversi

Fonte: Clio Morichini

Una gita nell’iperspazio. Un qualcosa di molto vicino ad uno sport estremo accompagnati dai numeri della velocità assoluta e non filtrata. Che trova espressione anche nella forma; creata da un insieme di superfici concave e convesse, trame esagonali, innesti in carbonio e levigati cristalli come preziosa cornice al pezzo più pregiato. Il furibondo V12 da 6.5 litri e 692 cavalli costruito a Sant’Agata. Fiore all’occhiello del progetto e filo conduttore delle ammiraglie Lamborghini – dalla Miura, all’Aventador, passando per la Countach (che ricorda tanto le scenografie di Arancia Meccanica), la Diablo e la Murcielago - nel corso dei decenni.

Fonte: Clio Morichini

Aventador; un capolavoro di cristalli, esagoni e carbonio

Aventador; un capolavoro di cristalli, esagoni e carbonio

Un propulsore che sputa fiamme blu dagli scarichi,  fa tremare l’asfalto e t’infila lo stomaco in gola con un tempo da zero a 100 di 2.9 secondi ed una velocità massima di 349 orari. Dai 5000 giri in poi l’accelerazione diventa selvaggia, brutale ed ai limiti del gestibile mentre nei tunnel, auditorium naturale dei motori, le luci sembrano  stelle cadenti ed il suono gutturale del V12 pervade ogni cosa con la potenza di un tuono .

Fonte: Clio Morichini

I richiami aeronautici negli interni dell'Aventador

I richiami aeronautici negli interni dell'Aventador

La teatralità prosegue negli interni dove la dedizione alla pantomima Lamborghini incontra la razionalità Audi, che nel 1998 ha rilevato l’azienda bolognese senza disperderne essenza e cervelli e proiettando la casa del toro nel periodo più florido della sua esistenza. Un’ascesa ancora in atto, dato che con 2530 vetture consegnate, il 2014 è stato l’ennesimo anno record per Lamborghini ed i suoi 1180 dipendenti (a inizio millennio erano poco più di 400 ndr) pagati fino al 37 percento in più rispetto al contratto metalmeccanico nazionale.

Fonte: Clio Morichini

Prima del track day con Promoracing al Mugello

Prima del track day con Promoracing al Mugello

Ma torniamo all’Aventador LP700-4 con il numero 700 come riferimento ai cavalli e il 4 alle ruote motrici. Assolutamente necessarie per gestire furia e masse. Dall’abitacolo, dove ogni richiamo al mondo dell’aeronautica è tutt’altro che casuale, si ha una particolarissima visione del mondo. La seduta è bassa, insaccata, compressa. Gli spazi angusti considerando che l’Aventador ha due posti ma è lunga come una station wagon e larga come la strada. La visibilità laterale e posteriore è presso che nulla ma non importa perché qualunque cosa sia negli specchietti scomparirà piuttosto in fretta. Le modalità di guida sono tre e selezionabili attraverso un pulsante; strada per una scenografica passeggiata al  tramonto, sport quando si ha voglia di spingere sul misto e corsa per il full-power, dove ad ogni cambio di marcia (con rapidissime palette al volante) sembra di essere placcati da un rugbista mentre al motore viene comunicato di esprimere tutta la sua incontenibile cattiveria.

Fonte: Marco Michelozzi

L'Aventaor all'uscita della San Donato - Circuito del Mugello Track day www.promoracing.it

L'Aventaor all'uscita della San Donato - Circuito del Mugello Track day www.promoracing.it

Questa modalità – Corsa - è adatta solo alla pista, e infatti nel corso del test-drive, il Track Day organizzato da Promo Racing tra i meravigliosi scollinamenti del Mugello – senza autovelox, auto al pascolo, guardrail e tutor -  è stato l’unico momento del weekend in cui sono riuscito a sfruttare buona parte delle potenzialità di questa esuberante belva. Dove se non si è piloti professionisti, le giornate si concludono all’insegna della spossatezza. Macchina batte uomo uno a zero e nonostante la grandiosità dell’esperienza, scendere dall’auto incolumi al crepuscolo è una sorta di sollievo. Ovviamente, rispetto alle “Big Lambo” del passato, è tutto più confortevole, curato e prevedibile; non servono bicipiti da culturista per cambiare marcia ed il comportamento dinamico è non è più da “oh Gesù cosa succederà adesso”. Ma la camicia, oggi come allora, è comunque madida di sudore ed il sistema nervoso febbrilmente sollecitato. Tutto arriva molto molto in fretta ma l’accesso alla velocità è troppo inebriante per non essere sfruttato ogni qualvolta possibile.

Fonte: Clio Morichini

L'Aventador alle prese con una provinciale nel Chianti

L'Aventador alle prese con una provinciale nel Chianti