LIFESTYLE
Magica, silenziosa, bellissima e sospesa tra cielo e neve. Benvenuti all'Alpe di Siusi; l'alpe più grande e poetica d'Europa; una distesa di bianco che dai piedi del Sasso Lungo si estende fino allo Sciliar e la Bullaccia tra boschi, morbide colline, alture, baite storiche e pareti di rocce rosa. L'Alpe di Siusi domina la Val Gardena, è parte del comprensorio Dolomiti Super Ski e rientra tra le cose da vedere almeno una volta nella vita. [caption id="attachment_5471" align="alignnone" width="650"] Verso lo Sciliar[/caption] 1: Quando il sole illumina l'altipiano d'immenso, andate alla Malga Schgaguler di Laurin Demetz e scoprite l'Alpe di Siusi a bordo delle tipiche slitte tirolesi trainate dai cavalli. Un'esperienza unica che coniuga relax, comfort e paesaggi meravigliosi. 2:  Sciate dallo Sport Hotel Sole  - indirizzo storico dell'Alpe di cui abbiamo già scritto - passando per Punta d'Oro (dove si può sfidare la gravità nel chilometro lanciato) e il Floralpina fino a raggiungere lo Zalinger; uno dei rifugi più spettacolari di tutte le Dolomiti costruito accanto ad una suggestiva chiesa ed al cospetto del monumentale Sasso Piatto. [caption id="attachment_5470" align="alignnone" width="650"] Chiesa allo Zalinger[/caption] 3: Mangiate alla Malga Ghostner; baita gourmet dove le specialità della casa sono la zuppa di fieno servita nel pane e un ossobuco con polenta da perdere il lume della ragione. [caption id="attachment_5473" align="alignnone" width="650"] L'osso buco della Malga Ghostner[/caption] 4: Panorami da urlo, adrenalina, velocità. Scapecollrsi giù dalla Bullaccia con lo slittino nell'apposita pista è un esperienza fantastica. 5: Le passeggiate dell'Alpe di Siusi sono tutte memorabili; il percorso più suggestivo è probabilmente quello che dall'Hotel Sole arriva al MontePana. [caption id="attachment_5474" align="alignnone" width="650"] Passeggiare all'Alpe di Siusi[/caption] 6: Scoprite le baite storiche dell'Alpe come Sanon  - struttura del 1600 - e la Malga Schgaguler dove il formaggio fresco servito con sale e olio e le uova con lo speck non hanno rivali. [caption id="attachment_5476" align="alignnone" width="650"] Scorci dell'Alpe di Siusi[/caption]  

Feeling

L'autorevole settimanale The Economist ha pubblicato un interessante studio sull'assenza di correlazione tra comfort e la qualità dei servizi offerti a bordo ed il successo commerciale del vettore. Il sondaggio della IATA ha coinvolto 60.000 passeggeri, 30 linee aeree, 38 hub e 75 fattori che potrebbero contribuire ad esperienze di volo più piacevoli. Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, i risultati dimostrano che i vettori possono essere puntualissimi, migliorare il cibo, avere sedili più comodi e spaziosi ed uno staff attento e cortese senza che nessuno di questi servizi si traduca in un aumento del fatturato e dei passeggeri. [caption id="attachment_5264" align="alignnone" width="650"] La First Class di Qatar Airlines[/caption] Il sondaggio potrebbe dunque aiutarci a "giustificare" il successo di linee aeree low cost tipo Ryan Air, dove gentilezza e comfort sono optional quasi introvabili. Quest'ultimo, almeno per quanto mi riguarda, rientra tra gli aspetti fondamentali nella scelta di un volo aereo piuttosto che un altro, specie se la durata supera i 90 minuti. Il problema principale pare essere ancora una volta l'uomo, che abituandosi a sedili che diventano letti, wi-fi a bordo, o la possibilità di scaricare film da Netflix e musica da Spotify come su alcuni voli Virgin, diventa intransigente e frustrato quando non trova le medesime opzioni. [caption id="attachment_5267" align="alignnone" width="650"] Virgin America[/caption] L'esborso economico - o meglio la scelta del volo meno caro - è dunque un fattore molto più determinante di spazio, vivibilità, cortesia, qualità del cibo ed ergonomia dei sedili. Una bruttissima notizia sia per le linee aeree che si prodigano per offrire ai passeggeri un'esperienza di volo elegante, lussuosa, confortevole e rasserenante, come per i passeggeri stessi, perche se queste sono le regole d'ingaggio per il futuro, la tendenza non può che essere un livellamento verso il basso dove comfort e piacevolezza saranno subordinate alla razionalizzazione dei costi. In altre parole voleremo tutti più scomodi. [caption id="attachment_5270" align="alignnone" width="650"] Esseri umani stipati s'un volo Ryanair[/caption]

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Tre giorni all’alba e poi, dopo polemiche, rancori, violenze fisiche e psicologiche e comunicati al vetriolo, la MotoGp eleggerà il suo campione per il Mondiale 2015; fino a Sepang uno dei più esaltanti e combattuti di sempre ma che purtroppo, si è poi trasformato in una squallida faida che non ha coinvolto non solo i piloti ma anche Dorna, FIM, tribunali, opinione pubblica, stampa ed alte cariche dei rispettivi Governi. Senza ripercorrere gli avvilenti botta e risposta del post Malesia, la speranza è sopratutto è che domenica al Ricardo Tormo si ritorni a parlare di sport. [caption id="attachment_5237" align="alignnone" width="650"] Rivedremo VR e JL con la stessa divisa l'anno prossimo?[/caption] In attesa della gara, il primo appuntamento spartiacque - non decisivo per Valentino ma sicuramente importante -  è previsto per oggi quando il Tas si pronuncerà sulla penalizzazione inflitta a Rossi . E, sapevatelo, qualunque sia la decisione di Losanna, qualcuno storcerà il naso. Se il Tas dovesse confermare le scelte della direzione gara, Rossi partirà ultimo in griglia con un labile vantaggio di sette punti s’un Lorenzo che di certo non ha brillato per fairplay ed eleganza. [caption id="attachment_5241" align="alignnone" width="625"] La sfida decisiva è domenica al Circuito Ricardo Tormo di Valencia[/caption] Con Marquez e Valentino in rotta di collisione in una lotta che lo riguardava solo marginalmente, ed i rapporti tra Honda e Yamaha ai minimi termini, il pilota maiorchino ha perso una serie di buone occasioni per tacere. Dopo aver reclamato a gran voce pene più severe per il compagno di squadra, lo spagnolo ha rincarato la dose lunedì inviando documenti al Tas. La Yamaha si è prontamente dissociata dalla scelta unilaterale di “Por Fuera”, che da una decina di giorni a questa parte comunica attraverso il suo manager. Qualcosa, con la scuderia d’Iwata e sicuramente nel rapporto con il Dottore, si è rotto ed è sempre più difficile ipotizzare un 2016 con entrambi i “rider” sulla M1. Comunque la si guardi, il Mondiale 2015 è diventato per Jorge una sorta di ossessione. Il contatto tra Rossi e Marc, ha scoperchiato in Lorenzo  rancori e cattivi pensieri. Aspetto, quest’ultimo, che può giocare in favore del pesarese; psicologicamente più solido ed emotivamente stabile del rivale. [caption id="attachment_5240" align="alignnone" width="650"] Le sfide che vogliamo vedere in MotoGp sono dure ma pulite, con tutti i piloti che corrono solo per la vittoria[/caption] La brutta storia tra Marquez e Valentino ha anche contribuito ad un esplodere di tanta idiozia ed ingiustificata cattiveria. Dai gruppi Facebook che invitano Iannone a stendere tutti, passando per quelli che vorrebbero boicottare la Honda e gli sponsor di Marc, fino ad arrivare alle visita de Le Iene a Cervera ed alle scommesse su chi butterà per terra chi a Valencia è tutto un scavare nella melma. Ce n'è abbastanza per non seguire mai più una gara di MotoGp ma dopo così tanti veleni, il desiderio comune è che il Gran Premio di Valencia riappacifichi gli appassionati con quello che è uno degli sport più belli del mondo. 

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Il vergognoso teatrino a cui abbiamo assistito ieri a Sepang è un durissimo colpo per il Motomondiale e la credibilità dei protagonisti coinvolti. Il paradosso della triste e squallida faccenda, è che tra Valentino Rossi, Marc Marquez, Jorge Lorenzo e la Direzione Gara, il Dottore, l'unico ad essere punito (tra l'altro in un modo completamente sbagliato), è quello che ha dimostrato più lealtà nei confronti degli avversari. [caption id="attachment_5204" align="alignnone" width="650"] L'ultima fase del contatto prima del crash di Marquez[/caption] Rossi ha sicuramente una serie di colpe come aver agitato le acque nella conferenza stampa di giovedi (e la gara di ieri gli ha dato ragione) ed aver reagito alle provocazioni allargando al traiettoria (e per questo motivo è scattata la penalità ndr) per tenere all'esterno un Marquez che correva con l'unico scopo d'intralciare il cammino di Rossi verso il decimo titolo. Valentino non è stato infatti punito per il calcio, dato che è stato lo spagnolo ad appoggiarsi alla sua coscia cadendo ben prima che Rossi tirasse fuori il piede come reazione istintiva al contatto. VR doveva rimanere più calmo, ma sfido chiunque a non perdere il lume della ragione dinnanzi a tanta viltà. Marquez ha dimostrato di essere un uomo piccolo piccolo; partire con l'obbiettivo di rovinare la gara di un collega, per giunta in piena corsa per il mondiale, è di una pochezza inenarrabile. Credo che a bocce ferme ed a lungo termine, sarà Marc, molto più di Valentino, a perdere consensi e tifosi. Ed è giusto che sia così. E cosa dire di Jorge Lorenzo che predica sanzioni più dure nei confronti del compagno di squadra? Non era più elegante e sportivo tacere invece che contraddire platealmente i propri datori di lavoro e smascherare il proprio lato oscuro ed astio nei confronti del rivale quando aveva sempre parlato di stima e rispetto? Che brutta figura che hai fatto caro Jorge. Una brutta figura paragonabile a quella della Direzione Gara; che ancora una volta ha sbagliato tutto. Marquez e Rossi, considerando l'animosità del weekend, andavano innanzitutto richiamati prima della corsa per garantire uno svolgimento corretto e leale del gran premio, dove MM non aveva nulla da perdere o guadagnare mentre Valentino si stava giocando il titolo. E dopo il fatto (traiettoria che si allarga con l'obbiettivo di portare all'esterno e rallentare Marc), il Dottore andava punito subito con un drive-through e non facendolo partire ultimo a Valencia. E andava punito anche Marquez per condotta anti sportiva.   Ormai, purtroppo, la frittata è fatta. Rossi ha sempre la chance di conquistare il titolo a Valencia ma il timore è che comunque vada, l'epilogo stagionale non sarà una bella giornata di sport quando un teatro di rancori, rivalse e vendette che questo fino a ieri splendido mondiale non meritava.   

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Il weekend di Sepang, dove domenica la MotoGp disputerà il penultimo gran premio della stagione, si preannuncia particolarmente intenso; il ricordo di Marco Simoncelli, che perse la vita nel circuito malese il 23 Ottobre del 2011, non si è mai affievolito, la sfida tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo per il titolo diventa sempre più decisiva e le già luciferine condizioni climatiche (afa e tanta umidità) sono in questi giorni ai limiti del'intollerabile a causa di una mostruosa nube tossica creata dalla combustione delle piantagioni di palme da olio nella vicina Indonesia. [caption id="attachment_5194" align="alignnone" width="650"] Inquinamento a KL[/caption] Kuala Lumpur è oppressa da una feroce foschia accompagnata da un inquinamento di ben sei volte superiore rispetto al già preoccupante standard, e se il vento non dovesse a spazzare via le particelle tossiche prima di domani, per i piloti in pista sarà davvero durissima ed attualmente il gran premio è a rischio. [caption id="attachment_5193" align="alignnone" width="650"] La sfida di Phillip Island[/caption] In tutto ciò questo fine settimana Valentino, spesso assistito dalle stelle (e ovviamente dal talento) in molti dei suoi indimenticabili trionfi, sembra avere in Malesia un appuntamento con il destino. Sepang, dove il Dottore ha vinto in sei diverse occasioni contro le zero vittorie del compagno rivale, evoca meravigliose memorie da una parte (come il trionfo e conquista del titolo nel 2008 ndr) e la triste scomparsa dell'amico Marco dall'altra. Prendersi il decimo mondiale in questa pista sarebbe l'impresa più bella, importante e significativa con cui omaggiare il "Sic". Per diventare campione però, Rossi, che con 329 gran premi all'attivo domenica diventerà il pilota con più gare disputate nella storia del motociclismo, dovrebbe guadagnare quindici punti su Jorge. Impresa improba ma non impossibile perche nel fine settimana sono previsti acquazzoni tropicali e perchè quando conta, come tutti i grandi fuoriclasse, the Doctor c'è! [caption id="attachment_5196" align="alignnone" width="650"] The Doctor Stats[/caption]

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Istituito nel 1991, il Burning Man è un festival di otto giorni  a Black Rock City; città provvisoria s'una distesa di sale nell'omonimo deserto del Nevada che vive solo durante l'evento. Il Burning Man  si conclude sempre in concomitanza con il Labor Day americano (nel 2015 la chiusura è dunque prevista per il 7 Settembre ndr) ed il nome è un chiaro riferimento ai carri allegorici ed alle visionarie strutture in legno date alle fiamme il sabato sera. [caption id="attachment_5040" align="alignnone" width="650"] Burning Man[/caption] Descritto dagli organizzatori come un'esperimento di comunità alternativa, nel corso degli anni, il Burning Man - nonostante il costo del biglietto sia superiore ai 400 dollari a persona ai quali bisogna aggiungere l'affitto del camper (humvee), provviste e generatori di elettricità - è diventato, per molti, un appuntamento imperdibile e sicuramente un evento di fama planetaria. [caption id="attachment_5041" align="alignnone" width="650"] Powerful images[/caption] Dentro non circolano soldi reali, non ci sono atm, ciascuno è libero di organizzare l'esibizione o concerto o performance artistica che preferisce. La rassegna, in qualche modo, che per atmosfere ricorda Mad Max, è una critica al consumismo e alla società americana dove il Dio Denaro è spesso anteposto ai rapporti umani. Ma oltre ai significati sociologici e il messaggio che il Burning Man vuole trasmettere, l'originale rassegna è davvero un grande spettacolo di forme, colori, idee ed un tributo all'immaginazione se finalmente libera dalle costrizioni ordinarie e i dogmi della società. [caption id="attachment_5043" align="alignnone" width="650"] Visions in the desert[/caption] In programma prorpio in questi giorni, OnTheRoad vi porta vicini all'azione con questa serie di fantastici scatti del bravo fotografo californiano Andrew Miller. [caption id="attachment_5044" align="alignnone" width="650"] Dancing at sunset[/caption] [caption id="attachment_5046" align="alignnone" width="650"] Una notte di Black Rock City[/caption] [caption id="attachment_5047" align="alignnone" width="650"] Burning wheels[/caption] [caption id="attachment_5048" align="alignnone" width="650"] Spirali all'alba[/caption] [caption id="attachment_5049" align="alignnone" width="650"] Cybord nel deserto del Nevada[/caption] [caption id="attachment_5050" align="alignnone" width="650"] Boot house[/caption]  

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Quella che vedete in copertina è la prima due posti sportiva della storia Jaguar spinta da quattro ruote motrici con la sontuosa Torre di Talamonaccio sullo sfondo. Qui ha avuto inizio il nostro lungo viaggio in Toscana tra Maremma, Val d'Elsa, Mugello e Val d'Orcia accompagnati dalla spettacolare colonna sonora del 3 litri V6 da 380 cavalli della F-Type S. Un capolavoro per sonorità ed estetica, con forme armoniche, sinuose e senza tempo come molti modelli (tra cui l'Aston Martin Vanquish) nati dalla poetica matita  di Ian Callum; designer dall'innata sensibilità che ha spesso trovato ispirazione nei canoni della bellezza classica. [caption id="attachment_4928" align="alignnone" width="650"] La Grande Bellezza[/caption] E questo significa che a livello visivo la F-Type - qui in versione S per un pochino più di speed - si esalta accanto all'antico come al contemporaneo, nei paesaggi naturali e in città,  per strada e nei set fotografici. In altre parole un auto del genere è attraente ed equilibrata con qualunque sfondo alle spalle. Potere della bellezza assoluta. Che nel caso specifico riguarda anche questa struttura fortificata di origine medioevale sul promontorio che divide Talamone dall'Argentario con panorami della Maremma, l'Isola del Giglio con spettacolari tramonti a completare la magia. [caption id="attachment_4924" align="alignnone" width="650"] La Maremma e la Baia di Bengodi vista dalla Torre[/caption] Tutte cose che potete vivere in prima persona perche come segnalato in uno degli ultimi articoli pubblicati da OnTheRoad e dedicato alle fortezze, la Torre di Talamonaccio ospita un massimo di 12 persone e può essere affittata a settimana per una vacanza unica al mondo all'insegna di lusso, quiete e benessere. [caption id="attachment_4926" align="alignnone" width="650"] Stylish Jaguar[/caption] Tornando alla Jaguar F-Type S, in bella posa al cospetto di mura consumate da vento e salsedine e nel giardino di agavi e macchia mediterranea della Torre,  è impossibile non notare l'eleganza complessiva del progetto; i soavi raccordi tra superfici concave e convesse, le linee rette alternate a nervature decise ed unite a forme tondeggianti ed intagli futuristici - come i gruppi ottici posteriori - creano, nel loro insieme, una silhouette compatta e slanciata che esprime dinamismo e velocità anche da ferma. [caption id="attachment_4921" align="alignnone" width="650"] primo piano d'autore per la F Type S[/caption] Come vi racconteremo nei prossimi post, la F-Type S è più che divertente da guidare ma essendo una vera instant classic basta guardarla per avere sensazioni di piacere, teatralità non che infinite aspettative. E questo è esattamente ciò che una sportiva cabrio di lusso dovrebbe fare. [caption id="attachment_4929" align="alignnone" width="650"] Un set fotografico del 1300[/caption]  

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Fino al 18 Luglio la Galleria La Nuvola di Via Margutta di Roma ospita "Leggenda Rossa"; un'innovativa mostra in cui due artisti romani - Emilio Leofreddi e Dan Rec - interpretano il mito della Ferrari. L'arte si è più volte confrontata con il tema delle macchine e dei motori, che spesso -e sopratutto nel caso delle fuoriserie - hanno rappresentato la concretizzazione più avanzata del progresso tecnologico e omaggiato la percezione dell'estetica, tanto che in alcuni casi, le automobili vengono considerate opere d’arte. Anche se in verità l'arte è un concetto mentre l'automobile, per quanto armonica, speciale ed elegante, rientra comunque negli oggetti. Detto ciò, auto ed arte possono avere numerosi punti in comune; come dare forma ad un’idea di bellezza, proporre innovazioni ed attirare un pubblico dedito all'estetica ed agli aspetti emozionali della vita. [caption id="attachment_4847" align="alignnone" width="650"] Super Evolution di Emilio Leofreddi[/caption] Quando si parla della Rossa è sempre difficile distinguere la realtà dal mito: dato che poche altre case automobilistiche hanno saputo raccogliere attorno a sé così tanti estimatori e appassionati. C’è infatti un simbolo di stato socioeconomico che non ha rivali: l’automobile. Ed uno degli stemmi che hanno reso l’Italia famosa nel mondo è proprio il cavallino rampante. [caption id="attachment_4848" align="alignnone" width="650"] Light mu Fire di Emilio Leofreddi[/caption] Il tema dei motori inscindibilmente connesso con l’arte diviene quindi la chiave di lettura di quest’esposizione in un percorso capace di raccontare una leggenda della società italiana, dove il concetto di velocità e il mito si intersecano con i linguaggi e le forme d’espressione della materia pittorica. Mediante un allestimento dal forte impatto scenografico La Nuvola diventa sede di un raffronto tra due diversi modi di interpretare questo tema comune con due artisti -Leofreddi e Dan Rec - a confronto non in pista ma su tela, per una sfida diversa, inedita e intrigante.

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"Il futuro non è ancora scritto" sosteneva il grande Joe Strummer dei Clash. Una frase diventata simbolo delle generazione punk rock e riportata nel famoso murale all'angolo tra Avenue A e la settima strada nel cuore dell'East Village - o meglio di Alphabet City -  di New York. Il nostro viaggio verso Boston a Cape Cod non poteva che avere inizio nella metropoli più famosa d'America; frastornante epicentro economico e culturale degli Stati Uniti e luogo precursore di ogni nuova tendenza relativa a moda, editoria, spettacolo e arte. [caption id="attachment_4580" align="alignnone" width="650"] La Dodge Charger davanti al Murales dedicato a Joe Strummer[/caption] Perchè New York, con la sua vita in perfenne fast-forward, è un melting pot di storie, culture, onde migratorie, usanze e sapori come dimostrano le oltre 170 nazionalità presenti nei citofoni ed i 150 tipi di cucina differenti proposte nei locali della Grande Mela. Ritirata la Dodge Charger - possente muscle car del gruppo Fca davanti al Pierre Hotel - simbolo dello stile Old World e aristocratica forma di continuità con il passato - mi sono diretto a sud di Manhattan per trascorrere qualche ora nel quartiere in cui ho vissuto per quasi due anni. Alphabet City appunto; un tempo ghetto pericoloso e degradato ed oggi territorio d'elezione - assieme al Lower East Side - di tutto ciò che è hipster, funky e  shabby chic. [caption id="attachment_4582" align="alignnone" width="650"] Murales ad Alphabet City[/caption] Alphabet City si estende dalla trendy St.Marks Street al tenebroso East River ed i suoi edifici sono un alternarsi di brownstones e projects, intervallati da piccoli parchi e tanti take-away e ristoranti etnici. Il quartiere, pur non essendo glamour come il Village, Soho e Tribeca e distante dal turismo di massa, ha un feeling evocativo e particolare. Qui abitano artisti e famiglie spiantate, fotografi del calibro di LaChapelle e aspiranti attori, camerieri, manovali e personalità televisive. E, cosa rara per Nyc, dopo dieci anni di assenza ho trovato questo spicchio dell'East Village praticamente immutato. Ma il tempo a disposizione era poco e  parafrasando Joe Strummer,  "the best was indeed yet to come" e se volete scoprire com'è andato il viaggio di OnTheRoad nel cuore del Massachusetts, restate sintonizzati su queste pagine. 

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Se 3 è il numero perfetto il 10 è la doppia cifra riservata ai fuoriclasse. E di profetici numeri 10, in questa ennesima bella storia che scalda il cuore firmata Valentino Rossi, ce ne sono abbastanza per sperare nell'impresa più significativa nella storia del motociclismo.  Ieri in'Argentina, VR46 ha conquistato la vittoria numero 110 in carriera dopo una rimonta epocale ed un duello di quelli tosti con Marquez, che è ruzzolato a terra nel tentativo d'intimidire il Dottore al penultimo giro. [caption id="attachment_4499" align="alignnone" width="650"] The Doctor Festeggia la vittorianumero 110 a Rio Hondo[/caption] 10 è la maglietta di Diego Armando Maradona che il genio di Tavullia ha indossato sul podio. 10 sono il numero di Mondiali che Rossi potrebbe aggiudicarsi al termine della stagione raggiungendo un titolo che rincorre senza sosta dal 2010; anno dell'infortunio a spalla e gamba. 10 + 10 sono anche gli anni di carriera di Valentino il grande nel Motomondiale. Statistica che rende the Doctori il leader della classifica più anziano in 60 e passa anni di MotoGp. [caption id="attachment_4500" align="alignnone" width="650"] Vittoria numero 110 per Rossi[/caption] Molti dei tantissimi trionfi del Dottor Rossi sono stati accompagnati da numeri astrali e potenti simbologie; ed il capolavoro a Termas de Rio Hondo - per codici cifrati, tattica e strategia - potrebbe essere una delle vittorie più significative di sempre, con una serie di coincidenze numeriche impossibili da ignorare.

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Nel mondo dell’automobile tutte le icone arrivano dal passato e nelle ristrettissima lista di modelli che hanno vissuto il “Secolo Breve” - per essere poi riproposte nel nuovo millennio con i dovuti accorgimenti tecnici/stilistici - la Volkswagen Beetle – considerata una delle cinque auto più influenti del XX Secolo - non è solo tra le più riconoscibili, importanti ed evocative, ma anche quella dalla storia sociologicamente più complessa e antropologicamente più interessante. [caption id="attachment_4468" align="alignnone" width="650"] La New Beetle vista dall'alto[/caption] Questa particolare riedizione moderna di New Beetle - con cerchi vintage ed interni neri e rossi con cui abbiamo scoperto la Valpolicella e le città d’arte intorno al Lago di Garda - è un serie speciale davvero memorabile dove i tanti raffinati accorgimenti riportano agli anni 50’. Un auto davvero molto chic nella sua vernice “total black” ed anche particolarmente comoda grazie a sospensioni soffici al quale si aggiunge l’indiscutibile qualità a cui ci ha abituato la Volkswagen. [caption id="attachment_4469" align="alignnone" width="650"] Il profilo della New Beetle in edizione 50s[/caption] Ma la Beetle - oltre ad essere il modello che ha ispirato la nascita della leggendaria Porsche 911, diventata con il tempo la più ammirata, affidabile e significativa tra le sportive - è soprattutto un incursione in tutto ciò che è stile applicato alle quattro ruote. Il Maggiolino è un tributo al design automobilistico ed un modello capace di evocare, attraverso forme senza tempo e quindi immediatamente famigliari, diverse epoche della nostra vita. Anche epoche in cui magari non eravamo neanche nati ma che attraverso foto e video con la Beetle protagonista, ci sembra di aver vissuto. Progettata da Ferdinand Porsche e Jakob Werlin, il Maggiolino nasce negli anni più bui di tutta la storia della Germania. [caption id="attachment_4470" align="alignnone" width="650"] Con la Beetle a Salò[/caption] Costruita per democratizzare l’accesso all’automobile, la Beetle diventerà un mezzo bellico impiegata su tutti i fronti – dal deserto alla Russia – dall’esercito tedesco durante la  Seconda Guerra Mondiale per poi diventare simbolo della rinascita industriale negli anni 50’. Nella decade successiva il Maggiolino viene adottato come mezzo d’elezione della Beat Generation e diventa uno dei simboli di libertà nella controcultura americana. A quel punto l’icona Volkswagen entra nell’immaginario collettivo di mezzo mondo – con tanto d’incursioni e presenze nei maggiori movimenti artistici - e nei garage di decine di milioni di persone fino a prendersi il primato di automobile più longeva al mondo con 65anni di produzione ininterrotta. [caption id="attachment_4471" align="alignnone" width="650"] La New Beetle con il fiore di Marc Quinn[/caption] Il servizio fotografico è stato eseguito al Byblos Art Hotel Villa Amistà

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La salvaguardia del figliol prodigo Marquez prevarica anche ciò che sarebbe stato il più clamoroso ritorno alle corse nella storia della MotoGp per un operazione sportiva e mediatica d'impatto globale. Parliamo di Casey Stoner, che avrebbe espresso alla Honda la volontà di scendere in pista in Texas al posto di Pedrosa (fuori a tempo indeterminato per risolvere la sindrome compartimentale all'avanbraccio appena operato ndr) ma il colosso di Tokyo non ha accolto la richiesta dell'australiano. [caption id="attachment_4461" align="alignnone" width="650"] Pedrosa e Casey nel parco chiuso nel 2012[/caption] "Mi dispiace ma non sarò al Circuito delle Americhe. Sarebbe stato un onore correre per Dani, ma si vede che non era cosa". Questo il Tweet del due volte campione del mondo dal quale traspare un certo rammarico ed una profonda delusione. Molti pensavano che il fuoriclasse di Kurri Kurri avesse trovato la sua dimensione (e forse la felicità che gli è sempre mancata) nel suo Ranch "Down Under" e nelle lunghe sessioni di pesca negli straordinari paesaggi argentini dove si trovava fino a pochi giorni fa. Ma evidentemente, il richiamo della competizione (Stoner correrà con la Honda la 8 Ore di Suzuka a Luglio ndr) non è mai scomparso del tutto. Livio Suppo, Manager Hrc e l'uomo che ha lanciato Stoner in Ducati per poi portarlo alla definitiva consacrazione in sella alla Honda, ha confermato la trattativa e spiegato i motivi per cui il grande ritorno non è andato in porto: "A Casey avrebbe fatto piacere ma non era il caso. Abbiamo iniziato il campionato con un quinto posto invece della vittoria ed è meglio se restiamo concentrati. Il ritorno di Stoner sarebbe stato bellissimo per i tifosi ed è vero che Casey continua a fare delle prove per noi. Però non conosce la pista ed i fans lo avrebbero voluto subito davanti; aspettativa eccessiva perche ormai il livello è altissimo. Quindi meglio di no, per noi tutti". [caption id="attachment_4462" align="alignnone" width="650"] Casey Stoner con Suppo ai tempi del titolo vinto con la Honda[/caption] Forse ha ragione Suppo, ma più che la tutela di Stoner (che comunque, anche senza conoscere le curva del Cota avrebbe avuto tutte le carte in regola per fare meglio di Aoyama ndr) la Honda sembra intenzionata a proteggere la tranquillità emotiva e psichica di Marquez. Che ci sta, perchè lo spagnolo, giustamente, è il Re indiscusso del team. Però è ugualmente un peccato. Assistere ad una eventuale battaglia tra Marc, Casey, Valentino e Jorge sarebbe stato infatti un qualcosa di epico.

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"Non possiamo avere una regola per uno e altre per qualcun'altro a seconda della taratura del personaggio. E quindi - con grande rammarico -  sono costretto ad annunciare che non rinnoveremo il contratto a Jeremy Clarkson". Le parole di Tony Hall - Direttore Generale della BBC - sanciscono la fine della prosperosa ed esilarante era Clarkson nella trasmissione Top Gear, che tornerà in onda nel 2016  senza la sua stella più luminosa e presumibilmente senza i suoi due compagni di avventure Richard Hammond e James May, che, tetro in volto ha detto: "Noi tre siamo un unico insieme, e funzioniamo per complesse ragioni troppo difficili da spiegare e che per altro molta gente non capisce". [caption id="attachment_4413" align="alignnone" width="650"] Top Gear torna in onda nel 2016 senza Hammond, Clarkson e May[/caption] La scelta della BBC ha suscitato polemiche e punti interrogativi. Top Gear è uno show planetario, visto da più di 350 milioni di persone con introiti relativi allo sfruttamento del marchio di oltre 50 milioni di sterline. Ma l'integrità ed il codice etico - almeno in'Inghilterra, paese con la più antica democrazia del mondo - vengono prima dei guadagni e per quanto impopolare sia stata la scelta di licenziare Jeremy, bisogna riconoscere che quella della BBC è una grande lezione di civiltà che denota una politica interna rigorosa, coerente ed estranea al concetto di figli e figliastri. [caption id="attachment_4415" align="alignnone" width="650"] Nessun rimpiazzo sarà all'altezza di Clarkson. Top Gear deve reinventarsi[/caption] La questione Clarkson - già sotto scrutinio prima delle vicende più recenti - è sopratutto morale. Jeremy, ancora prima del "fracas-gate" (pugno in faccia e insulti ripetuti al produttore Oisin Tymon, reo di non aver fatto trovare un pasto pronto ai conduttori dopo una giornata di riprese nello Yorkshire) era già in bilico. Troppi episodi al limite, troppe dichiarazioni offensive e politicamente scorrette. Che da una parte erano la grande forza di Clarkson e l'espressione di un particolare modo di essere che ha fatto sganasciare miliardi di persone, ma dall'altra rappresentavano un costante imbarazzo per l'emittente pubblica. Mesi fa la BBC aveva infatti intimato al suo conduttore più famoso di attenersi a comportamenti più consoni e rispettosi. Insomma Clarkson era al corrente della situazione "ultima chance" e dopo il pugno rifilato al produttore l'emittente britannica - già sotto scrutinio sul tema norme comportamentali dei suoi stipendiati più importanti fuori dal video - spiega di non avere avuto scelta. In realtà la BBC ha scelto di non avere scelta. Ed ha preferito indagare piuttosto che insabbiare, nascondere e trovare un modo per non privarsi della personalità che ha reso Top Gear una delle trasmissione d'intrattenimento più divertenti, originali e seguite del mondo. Una linea di condotta nobile, integerrima ed inflessibile, che purtroppo nulla sottrae alla tristezza di non avere più Clarkson, May ed Hammond come compagni di sorrisi e svago la domenica sera. Top Gear con "Jezza" era sinonimo di leggerezza, gioia, allegria. Era un grande antidoto alle fatiche ed ai problemi quotidiani. Per molti di noi era una sorta di religione che per oltre una decade ha raccontato l'automotive con uno stile che nessun potrà mai emulare. Finisce un'epoca. Top Gear non sarà più lo stesso "And on this bombshell it's really time to end. We wont' see you next week Mr.Clarkson, goodbye".   

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Tutto considerato dunque, come dicevamo nel precedente articolo, la Citroen C4 Grand Picasso potrebbe essere (ma devo ancora provare la nuova Renault Espace) la migliore monovolume in commercio. Perché ha un buon rapporto tra qualità-equipaggiamenti -spazio -prezzo, tanti accorgimenti intelligenti e non è confusa sulla propria identità e sul suo scopo nel pianeta terra. Mi spiego meglio; alcune macchine, soprattutto i suv crossover compatti non premium, promettono piacere di guida, propensione ai percorsi off-road e capacità di carico da auto-articolato con il risultato di fare tutte e tre le cose in modo molto medio. O anche peggio. [caption id="attachment_4343" align="alignnone" width="650"] La Grand Picasso con il Tirreno sullo sfondo[/caption] La realtà infatti è piuttosto diversa; e dice che a parità di dimensioni e segmento la compatta equivalente sarà molto più piacevole da guidare - se non altro per il baricentro più basso – del suv compatto. Le capacità fuoristradistiche non sono mai e poi mai quelle di un modello nato e strutturato per divincolarsi tra fango, neve, rocce e sabbia. Ed in quanto alla capienza interna, sempre a parità di dimensioni, non c’è nulla che possa competere con la razionalità degli spazi generati dall’architettura rettangolare delle monovolumi. [caption id="attachment_4345" align="alignnone" width="650"] Interni spaziosi, luminosi e modulabili[/caption] Per tutti questi motivi trovo che la C4 Grand Picasso sia un modello onesto,  scaltro ed in grado di mantenere tutte le sue promesse senza fanfare e senza roboanti dichiarazioni d’intenti che non potranno mai essere rispettati. L’unica cosa che trovo migliorabile sono i sistemi di sicurezza attiva. Che per funzionare funzionano ma hanno un modo troppo invasivo di comunicare il pericolo anche quando non è affatto imminente. Tre bip e uno strattone sulla cintura non sono necessari per avvertire del cambio di corsia; basta e avanza una flebile vibrazione sul volante. E questo è un po’ un peccato perché la sicurezza attiva può sicuramente prevenire molti incidenti, ma se le assistenze elettroniche tormentano chi è al volante, chi è al volante le disattiverà tutte. E sarà anche parecchio irritato di aver speso soldi per averle. [caption id="attachment_4347" align="alignnone" width="650"] Scatto dalla presentazione internazionale nelle alpi bavaresi[/caption] I sistemi di sicurezza sono comunque optional  e la C4 Grand Picasso resta un gran bel prodotto contraddistinto da spazi ben studiati, una visibilità grandiosa ed un eccezionale comfort di marcia. E se non si hanno velleità sportive e attraversare l’Erg Chebbi e guadare fiumi non sono priorità, la Grand Picasso è il modello ideale per viaggiare protetti e cullati da una dolce serenità in compagnia dei vostri cari. [caption id="attachment_4348" align="alignnone" width="650"] La splendida cornice del castello di Venturina[/caption]  

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Oggi, nel giorno della festa di San Patrizio, l'Irlanda e Dublino (ma anche New York, Montreal, Chiacago e Boston) si tingono di verde tra cortei, sorrisi, ricorrenze, celebrazioni e pinte di Guinness (altro orgoglio nazionale) a cascata. Un buon motivo dunque per dedicare a questo splendido paese un breve approfondimento - raccontato attraverso cinque foto - sui luoghi che vi faranno innamorare dell'Irlanda. Tutti - non a caso - sui toni del verde. 1: L'immagine che vedete in copertina è uno dei tanti straordinari paesaggi nei pressi di Tully Cross nel cuore del Connemara National Park. Un luogo di rara pace e bellezza dove la natura è selvaggia e incontaminata e le tante baie accolgono l'immensità dell'Oceano Atlantico creando panorami unici e struggenti. [caption id="attachment_4370" align="alignnone" width="650"] Lo spettacolo delle Scogliere di Moher[/caption] 2: Le Scogliere di Moher sono una delle tappe imperdibili per chiunque visiti l'Irlanda. Meglio vederle al tramonto, quando le millenarie rocce a picco sull'oceano si tingono di rosa e di viola,  ma anche con il sole allo zenith a creare giochi di luci ed ombre sui crinali coperti d'erba, lo spettacolo è assicurato. [caption id="attachment_4372" align="alignnone" width="650"] La Wild Atlantic way tra cielo, terra e oceano[/caption] 3: Se amata viaggiare in auto, pochi percorsi sono più suggestivi e scenografici della Wild Atlantic Way; 2000 e passa chilometri di strade ad alto tasso di spettacolarità lungo la costa occidentale dell'Irlanda e dove, viaggiando al proprio ritmo, si attraversano caratteristici villaggi, siti megalitici, scenari marziani (tipo il Burren) con soste obbligate nei gastropub per un fish&chips di quelli giusti. [caption id="attachment_4374" align="alignnone" width="650"] La regale tenuta di Adare Manor[/caption] 4: Castelli e  dimore storiche: L'ospitalità irlandese è famosa nel mondo ed uno degli hotel più lussuosi, eleganti e ricchi di storia e charme è senza dubbio Adare Manor (foto sopra). Membro eccellente dei The Leading Hotels of the World, Adare Manor è famosa per il suo campo di golf, la regale tenuta che circonda l'edificio dalle trame gotiche e per gli aristocratici tè pomeridiani. [caption id="attachment_4376" align="alignnone" width="650"] La chiesa di San Patrizio a Dublino[/caption] 5: Dublino ha tante attrazioni e la più importante di tutte - oggi più che mai - è la Cattedrale protestante di di San Patrizio edificata nel 1191.

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