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La salvaguardia del figliol prodigo Marquez prevarica anche ciò che sarebbe stato il più clamoroso ritorno alle corse nella storia della MotoGp per un operazione sportiva e mediatica d'impatto globale. Parliamo di Casey Stoner, che avrebbe espresso alla Honda la volontà di scendere in pista in Texas al posto di Pedrosa (fuori a tempo indeterminato per risolvere la sindrome compartimentale all'avanbraccio appena operato ndr) ma il colosso di Tokyo non ha accolto la richiesta dell'australiano. [caption id="attachment_4461" align="alignnone" width="650"] Pedrosa e Casey nel parco chiuso nel 2012[/caption] "Mi dispiace ma non sarò al Circuito delle Americhe. Sarebbe stato un onore correre per Dani, ma si vede che non era cosa". Questo il Tweet del due volte campione del mondo dal quale traspare un certo rammarico ed una profonda delusione. Molti pensavano che il fuoriclasse di Kurri Kurri avesse trovato la sua dimensione (e forse la felicità che gli è sempre mancata) nel suo Ranch "Down Under" e nelle lunghe sessioni di pesca negli straordinari paesaggi argentini dove si trovava fino a pochi giorni fa. Ma evidentemente, il richiamo della competizione (Stoner correrà con la Honda la 8 Ore di Suzuka a Luglio ndr) non è mai scomparso del tutto. Livio Suppo, Manager Hrc e l'uomo che ha lanciato Stoner in Ducati per poi portarlo alla definitiva consacrazione in sella alla Honda, ha confermato la trattativa e spiegato i motivi per cui il grande ritorno non è andato in porto: "A Casey avrebbe fatto piacere ma non era il caso. Abbiamo iniziato il campionato con un quinto posto invece della vittoria ed è meglio se restiamo concentrati. Il ritorno di Stoner sarebbe stato bellissimo per i tifosi ed è vero che Casey continua a fare delle prove per noi. Però non conosce la pista ed i fans lo avrebbero voluto subito davanti; aspettativa eccessiva perche ormai il livello è altissimo. Quindi meglio di no, per noi tutti". [caption id="attachment_4462" align="alignnone" width="650"] Casey Stoner con Suppo ai tempi del titolo vinto con la Honda[/caption] Forse ha ragione Suppo, ma più che la tutela di Stoner (che comunque, anche senza conoscere le curva del Cota avrebbe avuto tutte le carte in regola per fare meglio di Aoyama ndr) la Honda sembra intenzionata a proteggere la tranquillità emotiva e psichica di Marquez. Che ci sta, perchè lo spagnolo, giustamente, è il Re indiscusso del team. Però è ugualmente un peccato. Assistere ad una eventuale battaglia tra Marc, Casey, Valentino e Jorge sarebbe stato infatti un qualcosa di epico.

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"Non possiamo avere una regola per uno e altre per qualcun'altro a seconda della taratura del personaggio. E quindi - con grande rammarico -  sono costretto ad annunciare che non rinnoveremo il contratto a Jeremy Clarkson". Le parole di Tony Hall - Direttore Generale della BBC - sanciscono la fine della prosperosa ed esilarante era Clarkson nella trasmissione Top Gear, che tornerà in onda nel 2016  senza la sua stella più luminosa e presumibilmente senza i suoi due compagni di avventure Richard Hammond e James May, che, tetro in volto ha detto: "Noi tre siamo un unico insieme, e funzioniamo per complesse ragioni troppo difficili da spiegare e che per altro molta gente non capisce". [caption id="attachment_4413" align="alignnone" width="650"] Top Gear torna in onda nel 2016 senza Hammond, Clarkson e May[/caption] La scelta della BBC ha suscitato polemiche e punti interrogativi. Top Gear è uno show planetario, visto da più di 350 milioni di persone con introiti relativi allo sfruttamento del marchio di oltre 50 milioni di sterline. Ma l'integrità ed il codice etico - almeno in'Inghilterra, paese con la più antica democrazia del mondo - vengono prima dei guadagni e per quanto impopolare sia stata la scelta di licenziare Jeremy, bisogna riconoscere che quella della BBC è una grande lezione di civiltà che denota una politica interna rigorosa, coerente ed estranea al concetto di figli e figliastri. [caption id="attachment_4415" align="alignnone" width="650"] Nessun rimpiazzo sarà all'altezza di Clarkson. Top Gear deve reinventarsi[/caption] La questione Clarkson - già sotto scrutinio prima delle vicende più recenti - è sopratutto morale. Jeremy, ancora prima del "fracas-gate" (pugno in faccia e insulti ripetuti al produttore Oisin Tymon, reo di non aver fatto trovare un pasto pronto ai conduttori dopo una giornata di riprese nello Yorkshire) era già in bilico. Troppi episodi al limite, troppe dichiarazioni offensive e politicamente scorrette. Che da una parte erano la grande forza di Clarkson e l'espressione di un particolare modo di essere che ha fatto sganasciare miliardi di persone, ma dall'altra rappresentavano un costante imbarazzo per l'emittente pubblica. Mesi fa la BBC aveva infatti intimato al suo conduttore più famoso di attenersi a comportamenti più consoni e rispettosi. Insomma Clarkson era al corrente della situazione "ultima chance" e dopo il pugno rifilato al produttore l'emittente britannica - già sotto scrutinio sul tema norme comportamentali dei suoi stipendiati più importanti fuori dal video - spiega di non avere avuto scelta. In realtà la BBC ha scelto di non avere scelta. Ed ha preferito indagare piuttosto che insabbiare, nascondere e trovare un modo per non privarsi della personalità che ha reso Top Gear una delle trasmissione d'intrattenimento più divertenti, originali e seguite del mondo. Una linea di condotta nobile, integerrima ed inflessibile, che purtroppo nulla sottrae alla tristezza di non avere più Clarkson, May ed Hammond come compagni di sorrisi e svago la domenica sera. Top Gear con "Jezza" era sinonimo di leggerezza, gioia, allegria. Era un grande antidoto alle fatiche ed ai problemi quotidiani. Per molti di noi era una sorta di religione che per oltre una decade ha raccontato l'automotive con uno stile che nessun potrà mai emulare. Finisce un'epoca. Top Gear non sarà più lo stesso "And on this bombshell it's really time to end. We wont' see you next week Mr.Clarkson, goodbye".   

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Tutto considerato dunque, come dicevamo nel precedente articolo, la Citroen C4 Grand Picasso potrebbe essere (ma devo ancora provare la nuova Renault Espace) la migliore monovolume in commercio. Perché ha un buon rapporto tra qualità-equipaggiamenti -spazio -prezzo, tanti accorgimenti intelligenti e non è confusa sulla propria identità e sul suo scopo nel pianeta terra. Mi spiego meglio; alcune macchine, soprattutto i suv crossover compatti non premium, promettono piacere di guida, propensione ai percorsi off-road e capacità di carico da auto-articolato con il risultato di fare tutte e tre le cose in modo molto medio. O anche peggio. [caption id="attachment_4343" align="alignnone" width="650"] La Grand Picasso con il Tirreno sullo sfondo[/caption] La realtà infatti è piuttosto diversa; e dice che a parità di dimensioni e segmento la compatta equivalente sarà molto più piacevole da guidare - se non altro per il baricentro più basso – del suv compatto. Le capacità fuoristradistiche non sono mai e poi mai quelle di un modello nato e strutturato per divincolarsi tra fango, neve, rocce e sabbia. Ed in quanto alla capienza interna, sempre a parità di dimensioni, non c’è nulla che possa competere con la razionalità degli spazi generati dall’architettura rettangolare delle monovolumi. [caption id="attachment_4345" align="alignnone" width="650"] Interni spaziosi, luminosi e modulabili[/caption] Per tutti questi motivi trovo che la C4 Grand Picasso sia un modello onesto,  scaltro ed in grado di mantenere tutte le sue promesse senza fanfare e senza roboanti dichiarazioni d’intenti che non potranno mai essere rispettati. L’unica cosa che trovo migliorabile sono i sistemi di sicurezza attiva. Che per funzionare funzionano ma hanno un modo troppo invasivo di comunicare il pericolo anche quando non è affatto imminente. Tre bip e uno strattone sulla cintura non sono necessari per avvertire del cambio di corsia; basta e avanza una flebile vibrazione sul volante. E questo è un po’ un peccato perché la sicurezza attiva può sicuramente prevenire molti incidenti, ma se le assistenze elettroniche tormentano chi è al volante, chi è al volante le disattiverà tutte. E sarà anche parecchio irritato di aver speso soldi per averle. [caption id="attachment_4347" align="alignnone" width="650"] Scatto dalla presentazione internazionale nelle alpi bavaresi[/caption] I sistemi di sicurezza sono comunque optional  e la C4 Grand Picasso resta un gran bel prodotto contraddistinto da spazi ben studiati, una visibilità grandiosa ed un eccezionale comfort di marcia. E se non si hanno velleità sportive e attraversare l’Erg Chebbi e guadare fiumi non sono priorità, la Grand Picasso è il modello ideale per viaggiare protetti e cullati da una dolce serenità in compagnia dei vostri cari. [caption id="attachment_4348" align="alignnone" width="650"] La splendida cornice del castello di Venturina[/caption]  

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Oggi, nel giorno della festa di San Patrizio, l'Irlanda e Dublino (ma anche New York, Montreal, Chiacago e Boston) si tingono di verde tra cortei, sorrisi, ricorrenze, celebrazioni e pinte di Guinness (altro orgoglio nazionale) a cascata. Un buon motivo dunque per dedicare a questo splendido paese un breve approfondimento - raccontato attraverso cinque foto - sui luoghi che vi faranno innamorare dell'Irlanda. Tutti - non a caso - sui toni del verde. 1: L'immagine che vedete in copertina è uno dei tanti straordinari paesaggi nei pressi di Tully Cross nel cuore del Connemara National Park. Un luogo di rara pace e bellezza dove la natura è selvaggia e incontaminata e le tante baie accolgono l'immensità dell'Oceano Atlantico creando panorami unici e struggenti. [caption id="attachment_4370" align="alignnone" width="650"] Lo spettacolo delle Scogliere di Moher[/caption] 2: Le Scogliere di Moher sono una delle tappe imperdibili per chiunque visiti l'Irlanda. Meglio vederle al tramonto, quando le millenarie rocce a picco sull'oceano si tingono di rosa e di viola,  ma anche con il sole allo zenith a creare giochi di luci ed ombre sui crinali coperti d'erba, lo spettacolo è assicurato. [caption id="attachment_4372" align="alignnone" width="650"] La Wild Atlantic way tra cielo, terra e oceano[/caption] 3: Se amata viaggiare in auto, pochi percorsi sono più suggestivi e scenografici della Wild Atlantic Way; 2000 e passa chilometri di strade ad alto tasso di spettacolarità lungo la costa occidentale dell'Irlanda e dove, viaggiando al proprio ritmo, si attraversano caratteristici villaggi, siti megalitici, scenari marziani (tipo il Burren) con soste obbligate nei gastropub per un fish&chips di quelli giusti. [caption id="attachment_4374" align="alignnone" width="650"] La regale tenuta di Adare Manor[/caption] 4: Castelli e  dimore storiche: L'ospitalità irlandese è famosa nel mondo ed uno degli hotel più lussuosi, eleganti e ricchi di storia e charme è senza dubbio Adare Manor (foto sopra). Membro eccellente dei The Leading Hotels of the World, Adare Manor è famosa per il suo campo di golf, la regale tenuta che circonda l'edificio dalle trame gotiche e per gli aristocratici tè pomeridiani. [caption id="attachment_4376" align="alignnone" width="650"] La chiesa di San Patrizio a Dublino[/caption] 5: Dublino ha tante attrazioni e la più importante di tutte - oggi più che mai - è la Cattedrale protestante di di San Patrizio edificata nel 1191.

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Nel quinto episodio della ventiduesima stagione di Top Gear di domenica scorsa, James May prova La Ferrari La Ferrari a Fiorano e nelle strade intorno a Maranello. Al termine del servizio, in cui May dice che La Ferrari è la migliore supercar al mondo, in studio, accanto alla "rossa" ci sono la McLaren P1 e la Porsche 918 Spyder, testate rispettivamente da Jeremy Clarkson e Richard Hammond nella precedente stagione; ed ognuno dei conduttori è convinto che la macchina con cui ha effettuato il servizio sia la più veloce nel Top Gear Track. [caption id="attachment_4299" align="alignnone" width="650"] La Porsche 918 Spyder sul circuito di Yas Marina[/caption] A questo punto Clarkson - che aveva promesso di cambiare il suo nome in Jennifer se la 918 fosse stata più rapida della McLaren - chiede al pubblico se anche loro vogliono scoprire quale delle tre supercar stamperà il miglior tempo nel loro tracciato. La risposta è un fragoroso "YES" e qui scopriamo dei divertenti retroscena sul perchè questa comparativa non s'ha da fare. [caption id="attachment_4300" align="alignnone" width="650"] La McLaren P1 su Top Gear[/caption] Clarkson dice: "Anche noi vorremmo vedere quali di queste tre supercar è la più veloce, e così per la Porsche. Ma la McLaren ha detto che la comparativa si può fare ma non nel nostro circuito". Interviene James May "ma il nostro circuito è anche il loro circuito dove sviluppano le auto". "Lo so risponde - Clarkson - e per questo so anche che la McLaren è preoccupata che nei tratti più tortuosi, la pista avvantaggi la Porsche che ha quattro ruote motrici". JM: "Pazienza, la faremo s'un'altra pista". JC: "No perchè c'è un altro problema, in Ferrari hanno trascorso gli ultimi sei mesi a dirci che loro non la vogliono fare e basta, perchè non sono interessati a tempi da 0 a 100, tempi su giro e velocità - (risate) - ma nelle ultime ultime settimane pare che abbiano cambiato idea e detto che in fondo si può fare. Poi la McLaren ha detto va bene la comparativa ma solo se la P1 è di qualcuno che l'ha già acquistata, di un privato, perchè non vogliono che gli altri si presentino in pista con gomme appiccicose e diciassette turbo. La Ferrari invece spiega che lo faranno solo se le auto arrivano direttamente dalla fabbrica".   [caption id="attachment_4301" align="alignnone" width="650"] La Ferrari La Ferrari secondo May è la supercar migliore del mondo[/caption] Interviene JM: "Poco male, chiederemo a qualcuno che possiede La Ferrari La Ferrari di prestarcela". "Temo che la Ferrari ci abbia anticipato - risponde Clarkson - perchè ci hanno detto che chiunque ci presterà La Ferrari La Ferrari, non potrà mai più acquistare una Ferrari in edizione limitata”. “Mai sentito nulla del genere” sorride May. “Ridicolo – esordisce Hammond – se io producessi una di queste tre macchine la prima cosa che vorrei fare è metterla alla prova contro le concorrenti”. “E’ esattamente il motivo per cui sono state costruite – concorda Clarkson – se io fossi una maestra e La Ferrari e McLaren miei alunni, gli tirerei le orecchie”. “Ma le auto sono qui e la nostra pista è a due passi – puntualizza sornione May – facciamole girare e basta”. JC: “Si, a parte il fatto che le auto sono chiuse a chiavi e quelle lì sono guardie arrivate apposta per evitare che facciamo quello che hai proposto”. Le telecamere inquadrano il personale di sicurezza e un pubblico piuttosto basito e incredulo. “Ma non ci arrendiamo – prosegue Clarkson – c’è un signore mediorientale che ha detto che forse ce le può prestare tutte e tre, ma si chiama BinLaden ed è il cugino di quello che hanno ucciso". "Non si può giudicare un uomo dal cugino" dice Hammond. "Giusto - replica Clarkson - solo che siccome da Top Gear le cose spesso vanno storte, non vorrei dover fare la chiamata dicendo scusi signor Bin Laden abbiamo schianato la sua La Ferrari contro la sua Porsche”. Altre risate. “Seriamente però la cosa non finisce qui – conclude Clarkson - e  speriamo che lunedi mattina Ferrari e McLaren ci chiamino dicendo ok, procedete pure”. Il pubblico applaude e lo show prosegue con "A Star in our reasonably priced car". Per chi volesse approfondire ecco il video della puntata; la polemica va in scena dal minuto 28 al minuto 32  

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Cloinmacnoise è un sito megalitico fondato nel 545 D.C  sulle sponde del fiume Shannon. Siamo a circa metà strada tra Dublino e la costa orientale e questo luogo sospeso nel tempo - in bilico  tra l'esoterico e lo spirituale - riporta agli albori dello spirito gaelico. Qui, tra cieli plumbei, brughiere, acque serpeggianti ed un vento che prende a schiaffi, troverete alcune delle croci celtiche - che spuntano dai prati verdi come monoliti tra torri, monasteri in rovina e corvi in volo - più antiche del paese. Camminare tra le rovine di Clonmacnoise è un’esperienza memorabile e una delle tappe da non perdere per chiunque visiti l'Irlanda. [caption id="attachment_4185" align="alignnone" width="650"] Cloinmacnoise e il fiume Shannon[/caption] [caption id="attachment_4188" align="alignnone" width="650"] Una delle croci gaeliche più antiche d'Irlanda[/caption] Un altro luogo piuttosto straordinario - per paesaggi e reperti archeologici - è il Burren. Una sconfinata distesa di rocce calcaree che spuntano come una visione tra prati e colline creando nette linee di demarcazione nel territorio. All'apice del Burren c'è il Dolmen di Poulnabrone (costruito nel 3500 A.C.) ed a pochi chilometri si possono ammirare importanti reperti preistorici all’interno delle Grotte di Aillwee. [caption id="attachment_4189" align="alignnone" width="650"] Il Dolmen di Boulnabrone risale al 3500 AC[/caption] [caption id="attachment_4190" align="alignnone" width="650"] I paesaggi del Burren ricordano la superficie lunare[/caption]

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Tecnica ai massimi livelli, qualità assoluta, eccezionali prestazioni in termini di velocità, handling e consumi, non che stupenda espressione dell'intelligenza umana applicata alle auto. In altre parole, a prescindere dal modello, dal motore e dall'architettura, la Porsche è sempre più "il" riferimento nell'universo quattro ruote come dimostra il quarto anno record consecutivo firmato dalla casa di Zuffenhausen. Nel 2014 infatti, Porsche ha consegnato la bellezza di 189.950 automobili (di cui 20,000 solo a Dicembre ndr) per un più 17 percento rispetto all'anno precedente. [caption id="attachment_4086" align="alignnone" width="650"] La meravigliosa 918 Spyder prodotta in 918 esemplari[/caption]   Numeri sbalorditivi se consideriamo che nessuno dei modelli Porsche è particolarmente economico. Ma chiunque abbia avuto la fortuna di guidare qualunque 911, la Boxster, la Cayman, la Macan, La Panamera e la Cayenne (per non parlare della sublime 918 Spyder) sa bene che ogni attimo al volante giustifica l'esborso e conoscerà anche le sensazionali emozioni che questi modelli riescono a trasmettere.  [caption id="attachment_4087" align="alignnone" width="650"] Il Suv compatto secondo Porsche[/caption] La Porsche ha anche il merito di essere riuscita ad invertire la rotta quando i tempi si stavano facendo veramente duri e ansiogeni come a fine 2002 quando la soluzione per tornare in alto fu identificata nel lancio della Cayenne - il primo Suv nella storia della casa tedesca - che si rivelò uno straordinario successo. E visto che siamo sul tema Cayenne, vale la pena sottolineare come il modello Turbo S, sia sato il primo Suv a completare un giro del Nurburgring sotto gli otto minuti. Nel 2013 invece è stata la volta della Macan; un'altra piccola perla ingegneristica che è già a quota 45,000 unità vendute, con il non trascurabile plus che il 75 % dei clienti che l'ha acquistata, non aveva mai posseduto una Porsche. [caption id="attachment_4089" align="alignnone" width="650"] La prima Porsche 911 del 1964 e la Porsche 911 991[/caption] Infine, ci fa piacere ricordare la nostra esperienza con la mitica, intramontabile 911 Carrera S dai riflessi dorati, che potete rileggere cliccando su questo link assieme a al ritratto antropologico dedicato ad un modello davvero senza eguali e sottolineare come la massima espressione di tecnica e sportività Porsche  - la 918 Spyder - sia anche l'unico modello ibrido plug-in ad alte prestazioni con con il quale si può davvero girare tutti i giorni.    

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Ricca di pitture rupestri e fondata dopo le guerre Puniche quando il Generale romano Scipione sconfisse i Cartaginesi, Ronda è una delle città più belle, suggestive e visivamente spettacolari non solo della strepitosa Andalusia ma di tutta la Spagna. Da qui sono passati - in ordine cronologico - celti, fenici, antichi greci, antichi romani, visigoti, mussulmani e cattolici. Tra questi continui passaggi di consegne l'eredità più preziose vanno attribuite ai romani (che v'instaurarono un municipium e costruirono uno dei ponti sul tajo) prima ed agli Arabi poi. La planimetria attuale è infatti quella progettata dal Califfato di Cordoba mentre gli altri simboli della città (la Plaza de Toros e il Ponte Nuevo) vennero costruite nel diciannovesimo secolo dai regnanti Cattolici. [caption id="attachment_4059" align="alignnone" width="650"] I racconti dei viandanti[/caption] Ed è questo "melting pot" di storie, dinastie, regni e culture a cui Ronda deve buona parte della sua magnificenza, che nel corso dei secoli ha trovato riscontro nei romantici e nostalgici racconti di poeti, scrittori, storici e artisti. Ed oltre alla viuzze stile Albayzin, le splendide chiese, l'estrema cura di ogni singolo particolare, Ronda è speciale anche e sopratutto per la sua posizione. La cittadina osserva la Sierra de las Neives e de la Grazelma e sorge s'una monumentale spaccatura della terra che precipita per quasi 200 metri fino a lambire il fiume sottostante. Ronda è bella di giorno ma ancor più memorabile al calar del sole con la luna che sbuca dalle montagne ed illumina d'immenso le casette bianche costruite sullo strapiombo. Scoprirla di notte, con le vie deserte ed il vento come unico suono, è davvero un'esperienza unica al mondo. [caption id="attachment_4061" align="alignnone" width="650"] Una piazza di Ronda[/caption]

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Se non fosse per un patrimonio artistico senza uguali e tutto ciò che fa turismo (cibo, storia, varietà di paesaggi), l’Italia non avrebbe alcun ruolo nella classifica dei “Brand Country” dove attualmente occupiamo la 18esima posizione. Una miseria in relazione alle potenzialità (per intenderci al quarto posto c’è la Svezia, al decimo l’Austria ndr) ed un piazzamento avvilente che certifica la caduta libera di quasi tutti gli indicatori economici e sociali presi in considerazione da questa particolare ricerca internazionale. Che oltre a prodotti, cultura e storia, include sistema di valori, potenzialità economiche e qualità della vita. Ed è in questi ultimi tre campi dove l’Italia sprofonda, e, cosa ancor più triste, quando nel 2005 Bbc News e Future Brand crearono il modello per elaborare quali nazioni siano percepite come marchi commerciali dal pubblico, eravamo primi. Posizione che oggi occupa il Giappone seguita da Svizzera, Germania, Svezia, Canada e Norvegia. Tutti paesi civili, ordinati, abbienti, evoluti e socialmente all’avanguardia, capaci di promuovere se stessi attraverso economie solide e floride catalizzando investitori  e “business relations” all’interno dei propri confini. Un circolo virtuoso di cui in’Italia – nazione sempre più aggrappata alla tradizione ed al passato (vedi cibo e beniculturali), vituperata da ogni tipo di scandali e completamente miope nei confronti di tutto ciò che è sviluppo – non vi è alcuna traccia Detto ciò, è giusto sottolineare come la graduatoria attuale - riportata anche su Forbes - escluda tutti i Brics (Brasile, Russia, India, Cina etc) ed anche paesi come Spagna, Turchia e Argentina perché secondo la percezione dell’opinione pubblica internazionale che ha preso parte al sondaggio, queste nazioni non possiedono valori sopra la media negli indicatori descritti nel primo paragrafo. E questo vuol dire che i risultati vanno presi con le pinze, anche perche il feedback relativo a quali stati siano effettivamente “Brand Country” arrivano da opinionisti, viaggiatori per affari e turisti appartenenti a diciassette paesi, e tra questi non c’è l’Italia. Ma questo non significa affatto che il sondaggio sia strumentale e pretestuoso; nel campione dei paesi inclusi nel sondaggio ci sono molte nazioni che per il Made in Italy vanno in solluchero (Germania, USA, UK, Cina, Emirati Arabi). Ma purtroppo, è il sistema Italia stesso a depauperare i propri valori aggiunti, delocalizzando la produzione di molte eccellenze e beni (di lusso e non) inquinando falde acquifere e territori, alterando alimenti che ci hanno reso famosi in tutto il mondo e lasciando che molte delle creazioni più straordinarie e importanti degli ultimi duemila anni siano erose dal tempo e dalla miope, bieca non curanza di chi ci governa. Con l’insostenibile aggravante di essere pure tra i paesi più corrotti del pianeta terra. Considerando tutto ciò, direi che il 18esimo posto in classifica è anche fin troppo generoso perché più che un “Brand Country” di eccellenze siamo un manifesto vivente di come si distrugge un paese che – per intelligenza dei singoli, creatività, Beniculturali, cibo, posizione, storia e varietà di paesaggi - potrebbe essere un unico, grande e ineguagliabile patrimonio dell’umanità.

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