LIFESTYLE
Papille gustative gioite; "Taste is Back" e gli Chef Stellati della Capitale sono tutti all'Auditorium per l'edizione di Taste of Rome 2015 in programma da Giovedi 17 a Domenica 20 Settembre.  Ognuno dei dodici Chef presenti alla rassegna dedicata all'alta ristorazione propone quattro piatti (con prezzi dai 6 ai 10 Euro) per un totale di quarantotto squisite ed innovative ricette e questa è la short-list di OnTheRoad dedicata alle 9 creazioni e 1 Cocktail da non perdersi per nessuna ragione. Riccardo di Giacinto - Ristorante All'Oro: Ravioli Croccanti, Castrato, Mirto e Pecorino [caption id="attachment_5131" align="alignnone" width="650"] Ravioli Croccanti[/caption] Heinz Beck - Ristorante La Pergola: Uovo Pochè su Amaranto con Tartufo Nero Estivo e la Tartare di Manzo con Caviale Calvisius e Panna Acida allo Yuzu (Foto di Copertina) Alba Esteve Ruiz - Ristorante Marzapane: Battuta di Gambero Ross, Burrata, Crema di Melanzane Affumicate, Confettura di Pomodoro e Senape e Brut ma Bon al Pistacchio [caption id="attachment_5132" align="alignnone" width="650"] Il Gambero Rosso secondo la Chef spagnola Alba Esteve Ruiz[/caption] Stefano Marzetti - Ristorante Mirabelle Hotel Splendid Royal: Lingotto di Oro della Bolivia con Maialino Fondente, Gelatina di Birra, Chips di Yuca e BBQ di Peperoncini Locoto [caption id="attachment_5133" align="alignnone" width="650"] Il Piatto Wolrd of Taste by Stefano Marzetti[/caption] Daniele Usai - Ristorante Il Tino: Agnolotti di Parmigiano Reggiano, Rucola e Uova di Aringa [caption id="attachment_5134" align="alignnone" width="650"] Gli Agnolotti di Daniele Usai[/caption] La Moderna - Dr Strangelove (Un rinfrescante Martini con Gin e Gocce d'Assenzio) [caption id="attachment_5139" align="alignnone" width="650"] Barman in action nello stand de La Moderna[/caption] Roy Caceres - Ristorante Metamorfosi: Cevice Pisco Sour e Arepa di Mais, Tuorlo d'Uovo, Erbe e Chicaron [caption id="attachment_5135" align="alignnone" width="650"] Roy Caceres e la sua versione di Street Food sudamericano[/caption] Marco Martini - Ristorante Stazione di Posta: Raviolo al Vapore, Pollo e Brodo di Patate [caption id="attachment_5136" align="alignnone" width="650"] Le Influenze orientali nella cucina di Marco Martini[/caption] Andrea Fusco - Ristorante Giuda Ballerino: Capesante in Tempura al Nero di Seppia con Latte di Cocco e Guanciale [caption id="attachment_5138" align="alignnone" width="650"] Il piatto di Andrea Fusco -Giuda Ballerino[/caption] Angelo Troiani - Ristorante Acquolina Hostaria in Roma: Carbomare e Pizza, Prosciutto di Alalunga e Fichi [caption id="attachment_5141" align="alignnone" width="650"] Le proposte di Angelo Troiani a Taste 2015[/caption]

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Tra le Osterie più straordinarie d'Italia c'è sicuramente il Giardino di Piero a San Sepolcro: ristorante situato davanti al Giardino dedicato a Piero della Francesca dove convergono onestà, prodotti del territorio rigorosamente biologici ed una cucina della tradizione con piatti eleganti, gustosi, leggeri e ben presentati. [caption id="attachment_4763" align="alignnone" width="650"] Sformatino di verdure bio[/caption] Gestito con attenzione e competenza dalla famiglia Mercati - la stessa che negli ultimi tre decenni ha trasformato Aboca da azienda locale ad apprezzata realtà globale - il Giardino di Piero è, nel suo campo, un 'eccellenza assoluta dove le scorciatoie sono bandite e il cibo - buono, pulito e giusto (Slow Food cit) - è davvero come quello di una volta. [caption id="attachment_4765" align="alignnone" width="650"] Tavola apparecchiata all'Osteria Il Giardino di Piero[/caption] Spesso, in'Italia, parole come "certificato biologico" non sono altro che specchi per le allodole oppure semplici "claim" dove la comunicazione è anteposta alle reali proprietà organolettiche di ciò che viene servito. Al Giardino di Piero invece abbiamo trovato un assoluta continuità tra le descrizioni delle materie prime presenti nel menù e il sapore dei piatti (tanti, e uno più buono dell'altro) assaggiati durante la cena. [caption id="attachment_4766" align="alignnone" width="650"] Tagliatelle con Ragù di Chianina[/caption] Conosco bene le dinamiche e le complessità della ristorazione, tanto più se i temi centrali - come nel caso della Osteria il Giardino di Piero - sono trasparenza nei confronti del consumatore, ricerca di prodotti veramente sani e naturali e il rispetto dell'ambiente e della bio diversità in tutte le sue forme. [caption id="attachment_4767" align="alignnone" width="650"] Crostini dalla Toscana[/caption] Perchè quando l'imperativo è non affidarsi alla grande distribuzione ma selezionare accuratamente le materie prime da piccoli produttori, la reperibilità non è affatto garantita e le proposte devono variare di conseguenza. Per questo, luoghi come Il Giardino di Piero meritano rispetto e attenzione perchè evitando soluzioni antitetiche rispetto alla filosofia del locale - che poi rifeltte in tutto e per tutto quella di Aboca - si valorizzano cibi in parte dimenticati, le piccole aziende che li producono, il territorio, la salute e la tradizione. [caption id="attachment_4768" align="alignnone" width="650"] Ricotta di pecora bio al profumo di arancia, limone e menta[/caption] Oltretutto, come mi raccontava a tavola il Direttore del locale Paola Dindelli, non è affatto vero che tutto ciò che è buono fa male. E la conferma di ciò è arrivata puntuale con una serie di portate squisite e digeribili con una knell di ricotta di pecora nostrana profumata con scorza di limone, arancia e menta come incipit, seguita da una selezione di crostini: toscani (sublimi), con lardo di suino dei Nebrodi e con una eccellente crema ottenuta da burro, acciughe e capperi. Tra i primi - entrambi strepitosi - assaggiamo delle sontuose tagliatelle fatte in casa con sugo di anatra e bacche di ginepro e dei ravioli con pasta verde ripieni di ricotta e verdure di stagione al pomodoro. Semplici ma stupefacenti per profumi e consistenze. [caption id="attachment_4770" align="alignnone" width="650"] Fiori di zucche ripieni di ricotta al curry[/caption] [caption id="attachment_4771" align="alignnone" width="650"] Il croccantissimo fritto del Giardino di Piero[/caption] La cena prosegue con filetto di Chianina al pepe verde, fiori di zucca e zucchine fritte in olio extra vergine di oliva, parmigiana di melanzane, arrosto misto, fiori di zucchina ripieni con ricotta al curry ed un'insalata di frutta e verdura di stagione che per estetica mi ha ricordato molto le opere di marc Quinn. [caption id="attachment_4772" align="alignnone" width="650"] Insalata di frutta e verdura[/caption] Chiusura in grande stile con due semifreddi - al melone e al caffè - artigianali, cantucci con vin santo e la raffinata selezione di tisane di Aboca. Bella e ricca d'informazioni utili la carta dei vini. [caption id="attachment_4773" align="alignnone" width="650"] Semifreddo fatto in casa[/caption] Il voto all'esperienza Il Giardino di Piero è 10+ perchè una cucina dai sapori così netti, puliti, sani e gustosi è purtroppo sempre più rara nel panorama della ristorazione contemporanea ed è rinvigorente e rassicurante sapere che posti del genere esistono. [caption id="attachment_4774" align="alignnone" width="650"] La selezione di Tisane di Aboca[/caption]

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Lo StreeatFoodTruck Festival - manifestazione itinerante dedicata al cibo veloce (non sempre) cucinato - nonostante il nome - all'interno di camionicini, ape e furgoni, è sicuramente una formula di successo (le code nella Città dell'Altra Economia a Roma erano fuori controllo) ma che purtroppo, per molti aspetti, tradisce la quintessenza del concetto che promuove. Perchè i Food Trucks, quantomeno quelli americani che poi hanno lanciato la moda, sono a tutti gli effetti ristoranti all'interno dei quali - o tutto al più con piccole estensioni esterne - il cibo viene preparato, trasformato e declinato per un consumo sul marciapiede. Il bello dei Food Trucks è l'innovativa visione nei confronti del prodotto, la fantasia delle proposte e l'arte di proporre ricette gustose, elaborate e rivisitate di piatti più o meno complessi come il bbq, fusion asiatici, cucina del pan-pacific rim, hamburger gourmet ed invenzioni più o meno originali che se acquistate al ristorante costerebbero un sacco di soldi in più a causa del servizio, le stoviglie, gli affitti e via discorrendo. [caption id="attachment_4427" align="alignnone" width="650"] Allestimento dei Food Trucks[/caption] Tutte cose di cui non vi era praticamente traccia allo StreeatFoodTruck Festival di Roma; dove la maggior parte delle proposte, oltre ad essere parecchio scontate (fritti misti, panini con formaggi e salumi, focacce con mortadella, piadine, supplì, arancini, l'onnipresente gnocco fritto) e quindi piuttosto prive di fantasia, possono essere tranquillamente reperite in quasi tutte le città italiane nei vari format streetfood spuntati come funghi da un pò di anni a questa parte e nei locali della tradizione. [caption id="attachment_4428" align="alignnone" width="650"] Come dovrebbe essere un Food Truck; Chairman Bao a San Francisco[/caption] E questo tende a smantellare le fondamenta ed annacquare l'essenza dei veri FoodTrucks; che alcuni di voi avranno provato negli Stati Uniti dove innanzitutto spesso non esiste un punto vendita tra quattro mura e dove si spazia da panini vietnamiti a fantastiche reinterpretazioni della tradizione culinaria cinese (vedere per esempio le succulente ricette di Chairman Bao ndr) accompagnati da grafiche accattivanti, ricette energiche e raffinate cucinate utilizzando materie prime sceltissime e sofisticate. [caption id="attachment_4429" align="alignnone" width="650"] Steamed bun; slow cooked pork belly. Il vero cibo da marciapiede firmato Chairman Bao[/caption] Sarà che l'Italia ha poca esperienza in materia Food Truck e  che il cibo (di strada e non) va tanto di moda; due aspetti che hanno consentito alla manifestazione di riscuotere un enorme successo di pubblico nonostante solo una piccolissima percentuale degli espositori presenti abbiano davvero promosso ed attuato un mangiare da marciapiede sano, intelligente, creativo ed originale. [caption id="attachment_4430" align="alignnone" width="650"] Al lavoro sulle Miasse; ottime variazioni sul tema piadina[/caption] Tra i pochi ad essersi distinti - sorvolando sulle variazioni sul tema cheeseburger (ho visto preparare dei panini che gridavano vendetta; pane moscio e non piastrato, carne rinsecchita, lattuga moscia, salse da discount) - segnaliamo Phil's Slow Smoked American Barbecue con panini di maiale sfliacciato cotto per 8 ore, salsa bbq, coleslaw, Farinel OnTheRoad, con le deliziose miasse (piadine medioeveali di farina di mais cotte sui ferri arroventati e ripiene di formaggio, salame e patate), Chef in Viaggio (ricette dalla laguna veneziana) e gli hamburger di Ape Tizer cotti a bassa temperatura. [caption id="attachment_4432" align="alignnone" width="650"] Il Food truck con stazione BBQ to Phil's Slow Smoked American Barbecue[/caption]

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Gran bel format quello di "Taste" perchè democratizza l'alta cucina, permette agli amanti del buon cibo di assaggiare le creazioni culinarie dei ristoranti più famosi della propria città senza dover accendere un muto in banca, e spesso, folla permettendo, si riescono a scambiare due chiacchere con Chef di livello internazionale. [caption id="attachment_3630" align="alignnone" width="1600"] La ricciola di Heinz Beck[/caption] Nei giardini dell'Auditorium, piacevole e spaziosa location di "Taste of Roma 2014"- che è stato un grande successo di pubblico ed una meravigliosa e accessibile sinfonia per il palato - abbiamo assaggiato praticamente tutti i piatti della rassegna (venduti a 5 o 6 euro) e quelli che più ci hanno colpito portavano la firma del colombiano Roy Caceres di Metamorfosi, di Andrea Fusco di Giuda Ballerino, di Giulio Terrinoni di Acquolina Hostaria in Roma e soprtautto del simpatico e bravissimo Francesco Apreda di Imagò all'Hassler.  1: La Caprese tiepida, liquida e affumicata di Francesco Apreda. Apparentemente semplice e veramente geniale. Lo capisci che al primo assaggio per un esplosione sensoriale dalle sensazioni sul palato simili a quelle della migliore cucina orientale, dove Francesco ha accumulato anni di esperienza lavorando in India e Giappone. [caption id="attachment_3634" align="alignnone" width="640"] La caprese tiepida e liquida di Apreda[/caption] 2: Maccheroni e Crotstacei di Roy Caceres: Equilibrio, gusto, estetica e consistenze contrastanti. La porzione è di quattro maccheroni; ne avremmo mangiati cinquanta. 3: Paninetto ai broccoletti con scaloppa di foie gras, cipolle caramellate, maionese di fichi e zenzero, tartufo estivo di Andre Fusco: Gustoso, morbido, unico. Un panino gourmet di altissimo livello. [caption id="attachment_3624" align="alignnone" width="650"] Andrea Fusco e i suoi piatti a Taste 2014[/caption] 4: Tagliolino Total White di Giulio Terrinoni -  Baccalà, spuma di baccalà, mandorle, rafano.  [caption id="attachment_3625" align="alignnone" width="640"] tagliolini-alluovo-baccala-a-dadini-spuma-di-baccala-rafano-mandorle-e-tartufo-nero-scorzone[/caption] 5: Samosa di Sfogliatella, composta di ciliege e gelato al tè verde di Francesco Aprea: Napoli incontra New Delhi in questo delicato e sofisticato dessert. [caption id="attachment_3626" align="alignnone" width="540"] Il Samosa di sfoglliatella di Aprea[/caption] Tra gli altri piatti indimenticbili di Taste of Roma segnaliamo il Merluzzo Carbonaro di Aprea (si ancora lui, ma quand'uno è bravo è bravo), il tonno scottato con kimchi di rutabaga della Bowerman, il tempura di maialino con gelato di acciuga di danilo Ciavattini ed i ravioli con variazioni di baccalà di Fabio Cervio. [caption id="attachment_3627" align="alignnone" width="640"] Tonno scottato e kimchi[/caption]

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La monumentalità della Sicilia è famosa in tutto il mondo. Ma questa terra speciale è celebre, oltre che per la sua arte, per la sua gastronomia. Si perché monumentale e ricchissima è la cucina siciliana, patrimonio di varietà culturali e sociali che nei secoli l’hanno resa una cucina povera e sontuosa al contempo, intrisa di influenze millenarie, un gusto che affonda le sue radici nel mare e nella terra. Quando poi il connubio di miseria e nobiltà viene rielaborato in chiave moderna da uno dei massimi protagonisti della cucina italiana di oggi, il cibo diventa storia, arte e poesia. [caption id="attachment_3501" align="alignnone" width="2740"] Triglia, razza, pesce d'uovo, pane di pomodoro, brodino di triglia e cialda di triglia con polvere di olive nere[/caption] Mangiare al Ristorante Duomo di Ciccio Sultano è una di quelle esperienze che, almeno una volta nella vita, vanno provate. Due Stelle Michelin, di lui hanno scritto tutti, dal New York Times al Wall Street Journal e adesso che abbiamo assaggiato anche noi i suoi piatti, capiamo il perché. Definita una cucina “barocca” dagli intenditori, mangiare da Ciccio Sultano è un’esperienza entusiasmante, la stessa che si può provare dopo aver visto un film bellissimo o aver letto un romanzo commovente. Un turbine di sapori, colori, composizioni, profumi ed essenze in equilibrio perfetto tra tradizione e modernità. [caption id="attachment_3503" align="alignnone" width="2620"] pasta trafilata al bronzo fatta in casa con pesto di erbe cidriche su vellutata di carote, carpaccio di sugarello e salsa Tratatà di bottarga di tonno[/caption] A questi grandi piatti sono stati abbinati ad arte, grazie al sommelier, grandi vini tutti rigorosamente siciliani: Grigis, Catarratto del 2009,  dell’azienda agricola Guccione, un Grillo di Feudo Maccari, uno Zibibbo di Barraco ed un Marsala Superiore Riserva del 2002 della cantina Florio. OnTheRoad vi consiglia vivamente di provare questa esperienza, la felicità continuerà ad assalirvi anche nei giorni a venire. [caption id="attachment_3505" align="alignnone" width="2620"] Gelato al Tartufo di palazzolo acreide con cialda croccante[/caption] Il ristorante è a due passi dal Duomo di San Giorgio, cuore di Ragusa Ibla, da cui prende il nome. Gli interni sono intimi e raffinati, la sensazione è quasi quella di entrare in una dimora aristocratica. Il servizio è impeccabile, cordiale e attento ad ogni minimo dettaglio. Uno strepitoso gioiello culinario racchiuso in una strepitosa città-gioiello barocca.  Testi e Foto a cura di Clio Morichini [caption id="attachment_3507" align="alignnone" width="1065"] La Pasticceria di Sultano,mousse di pistacchi e di pesca, tiramisù[/caption] Cannolicchio con ricotta e sinapa, caviale Azedra di Cividale del Friuli e Gambero ross

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In Tailandia molte case non hanno la cappa e questo rende la trasformazione del cibo da crudo al cotto piuttosto difficoltosa e pericolosa. Ma il lato positivo dell'inusuale carenza, sopratutto per un paese dalla cultura culinaria sopraffina, è una fantastica e inimitabile offerta di streetfood all'interno di brulicanti mercati dai mille profumi (non tutti deliziosi), prodotti e colori. [caption id="attachment_3286" align="alignnone" width="650"] Granchi al Mercato di Samrong; vengono cucinati con il curry rosso[/caption] [caption id="attachment_3281" align="alignnone" width="650"] Frutti esotici a Samrong[/caption] Uno dei più interessanti è Samrong a Samut Prakan, e la garanzia di qualità arriva dal fatto che buona parte dei ristoratori di Bangkok viene qui a fare la spesa. Mentre per chi cerca un pasto veloce non c'è che l'imbarazzo della scelta (polpette di maiale, curry verdi o rossi, pesci allo spiedo, cotenna croccante, dim sum, involtini, pesci fritti) con il cibo di strada preparato al  momento ed inserito in sacchetti di plastica trasparente, contenitore d'elezione del food-to-go in tutto il paese. [caption id="attachment_3280" align="alignnone" width="650"] Pesce fritto e impacchettato per l'asporto[/caption] Oltre ai grandi classici (granchi, seppie, pescato di vario genere, tiger prawns, polli e galline zompettanti, tutti i tagli del maiale possibili, riso, spezie, frutta e verdura) nei vari stand troverete rane vive e vegete, locuste, bruchi, dragon fruit, pesci gatto sguscianti e tutti quei deliziosi ingredineti - lemongrass, zenzero, galangal, foglie di pandan, peperoncini, coriandolo, basilico thai, pepe, noce moscata, salsa di pesce, curry, choy sum - che rendono ogni morso del cibo tailandese un esplosione sensoriale. [caption id="attachment_3283" align="alignnone" width="650"] la locusta è servita; calda e croccante[/caption] [caption id="attachment_3285" align="alignnone" width="650"] verdure Thai al Mercato di Samrong[/caption]   A questo proposito, oggi e domani da Eataly a Roma c'è una due giorni dedicata alla cucina tailandese; si chiama Thai Food Festival ed è un evento da non perdere non solo per gli amanti dei sapori asiatici, ma per chiunque volesse assaggiare un cibo unico nel suo genere, in perenne equilibrio tra dolce, amaro, piccante e salato. I quattro pilastri della cucina Thai.

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Tra le zone meno frequentate e conosciute di Creta c’è il suggestivo altipiano di Omalos; un remoto spicchio di terra avvolto dalle magnifiche Montagne Bianche (Lefka Ori) con vette, panorami ed un feeling che davvero non ti aspetti da un’isola. Anche qui il turismo è presso che inesistente, perché chi decide di esplorare la Gola di Samaria di solito comincia il suo trekking dal mare. Un grande errore a nostro parere, perché oltre ad evitarsi barconi con gente a mò di asparagi nel bollitore, l’esperienza Omalos e l’ascesa nella gola dall’alto, rientra nei “must” per chiunque visiti l’isola di Minosse. [caption id="attachment_3210" align="alignnone" width="650"] Le montagne bianche viste da Xyloskalo[/caption] Partendo dal versante sud-occidentale di Creta, ad Omalos si arriva dopo una lunga serie di tornanti da percorrere con il mare alle spalle. Riconoscere la meta è facile; zero centri abitati ma solo capre, monti, qualche pala eolica, boschi e casette sparpagliate lungo l’unica via di accesso, dove c’è anche l’unico albergo; l'accogliente Agriorodo. E così per il mangiare. Ad Omalos si pranza e si cena solo da Xyloskalo; un edificio del 1800 costruito in pietra con cibo casalingo, economico ed eccellente da consumarsi preferibilmente sul balcone. Che ha una vista unica al mondo; l’incipit della Gola di Samaria sotto, le vette più alte di Creta davanti, un tramonto che colora le montagne con tutte le tonalità del rosa, e la vetta dove sgorga l’acqua più buona e famosa di tutta la Grecia; l’acqua di Samaria. [caption id="attachment_3213" align="alignnone" width="650"] Il tramonto dal balcone di Xyloskalo[/caption] [caption id="attachment_3211" align="alignnone" width="650"] Laghetti lungo i 14 km della gola di Samaria[/caption] Xyloskalo è una taverna a conduzione famigliare con ottime verdure e carni dell’altipiano e la deliziosissima Sfakia Pie; una sorta di crepe ripiena di formaggio e coperta di miele originaria di Chora Sfakia. [caption id="attachment_3212" align="alignnone" width="650"] I piatti di Xyloskalo[/caption] Da Xyloskalo partono numerose escursioni a piedi; in alto verso la sorgente (3 ore per salire e altrettante per scendere ndr) ed il cammino lungo la Gola di Samaria, che essendo lunga 14 chilometri, può essere percorsa in un'unica direzione perché il terreno è impervio e l’andata e ritorno in giornata (che significa farsi 28 km a piedi) è piuttosto proibitiva.

Cosa fare

Gastronauti e foodies della capitale unitevi e gioite, perché questo  sarà un weekend dedicato allo street-food più buono di Roma. Ostia e Fregene possono (devono) attendere; This is Food parte oggi alle 18:00 e fino alla mezzanotte di domenica le Officine Farneto si trasformano in un piccolo paradiso del cibo di strada. In questa ex-fabbrica di maioliche circondata dal verde, troverete, suddivisi in una decina di stand, il cibo delle realtà culinarie capitoline più interessanti e gustose. [caption id="attachment_3160" align="alignnone" width="650"] Soldi finti per cibo vero[/caption] Una delle più intelligenti e innovative è Ciao Checca, il primo laboratorio di gastronomia capitolino ad essere entrato nell’Alleanza dei Cuochi Slow Food. Da Ciao Checca potrete assaggiare un eccezionale Pasta alla Checca, un Patty Melt (la splendida rivisitazione del cheeseburger californiano) da lacrime e piatti della tradizione preparati con due Presidi Slow Food; il purea di Cicerchia di Serra dè Conti e Cicoria ed i ravioli di borraggine con fonduta di Castelmagno. [caption id="attachment_3159" align="alignnone" width="650"] Una delle realtà presenti a This is Food[/caption] Da non perdere anche i supplì di Supplizio firmati Arcangelo Dandini e la cucina etnica di Zoc. Romeo porta una versione rivisitata del Fish&Chips (per i fan del piatto sappiate che da George a Portobello Road, Londra, fanno un fish&chips che riappacifica con la vita), Hausgarten i suoi bagel Nyc style e ci sarà anche Fish Market con i cartocci di moscardini fritti. Tutto il packaging, tra l’altro lo stesso utilizzato nel day-to-day da Ciao Checca, è completamente compostabile e fornito da Verdiamo. Tra le altre realtà presenti troverete anche Aromaticus, Bancovino, Cantina Ripagrande, Fantastik, La Santeria, Quarto, Osteria Mavi ed una zona gluten-free. Nella spazio all’aperto, oltre a fritti e drinks, è previsto un  Dj-set. L’ingresso costa 5 euro ed il progetto firmato Snob Productions: http://www.thisisrome.it/thisisfood/ Buon appetito a tutti.

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A Riccò del Golfo in Val Gravegna, tra i boschi e le colline sopra La Spezia illuminati dalla luce del Mar Ligure, c'è un luogo dove architettura e artigianato vivono in  perfetta simbiosi. Quel luogo è la sede di Costagroup; azienda scaltra e lungimirante fondata da Franco e Sandro Costa, che nel corso degli anni ha arredato qualcosa come 5000 locali in giro per il mondo, tra cui tutti gli Eataly di Oscar Farinetti; da Istanbul a Chicago passando per Roma e New York. Eataly è il progetto più clamoroso e conosciuto di Costagroup mentre Ciao Checca http://www.ciaochecca.com/ in Piazza di Firenze 25 a Roma, nuova realtà street-food dalla filosofia "Slow", cucina espressa e grandi materie prime, è una piccola boutique tutto gusto e cultura ed il locale che Costagroup ha arredato e progettato con il budget più esiguo della sua storia. Se la "grandeure", l'ampia scelta d'ingredienti italiani e le infinite possibilità culinarie al suo interno sono i pilastri di Eataly, Ciao Checca è strutturato su considerazioni opposte; poche proposte molto selezionate, spazi minuscoli in linea con il format di cibo da strada, zero sprechi ed assoluta qualità a prezzi equi e accessibili. Due modi diversi d'intendere e proporre la tradizione. Il comune denominatore tra Eataly e Ciao Checca è nella sostenibilità delle proposte - l'idea che il mangiare, per citare "Slow Food", deve essere buono, pulito e giusto - e che gli arredi debbano essere caldi, vicini alla tradizione ma al tempo stesso trasmettere innovazione e contemporaneità. E parlando di contemporaneità, il prossimo 21 Marzo Ciao Checca offre 1000 Checche gratis per festeggiare l'arrivo della primavera. Ciao Checca, con le sue tonalità bianco-verdi, la minuziosa attenzione ai dettagli e nulla di superfluo al suo interno, è internazionale e ricercato, con un design in bilico tra quello delle social democrazie del Nord Europa ed un feeling italiano e accogliente. Cose mica facili da mettere in atto specie dopo un brief esigente e pieno di limitazioni; arredi di recupero (vedere tapparelle sul bancone), vernici e materiali naturali, vetrine per l'esposizione dei prodotti, specchi per ampliare i volumi percepiti e sopratutto una cucina completamente a vista e collegata al bancone di servizio e divisa da una vetrata. Obbiettivi raggiunti da Costagroup con un budget che per un'azienda del genere, equivale ad una pagliuzza in un fienile.  Aspetto, quest'ultimo, che nulla ha sottratto ad impegno, ricerca e dedizione. I risultati sono in queste foto, e parlano chiaro. Perche Costagroup, a cui vengono commissionati una media di 20 nuovi locali al mese, ha captato l'essenza di Ciao Checca, e come per Eataly ha creato qualcosa di unico e splendido. L'azienda ligure si occupa non solo della progettazione ma anche dell'allestimento e della creazioni di arredi ad hoc; la maggior parte dei quali prodotti appositamente per la commessa a Riccò del Golfo da quei mestieri - falegnami, fabbri, intagliatori, mastri vetrai -che quasi non esistono più, all'interno di uno spazio che offre anche la possibilità di mettere in atto vere e proprie simulazioni in scala reale del locale che verrà. http://www.costagroup.net/      

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Saint-Rhemy-en-Bosses è un posto affascinante e parecchio “cool”; distante dalla mondanità, dagli abiti griffati e dalle folle. Lo abbiamo visitato in occasione dell’evento “No-Limits” organizzato da Renault, casa sempre attenta alla cultura, per dimostrare le qualità off-road della Dacia Duster 4x4 (di cui abbiamo ampiamente scritto) scoprendo un sacco di cose interessanti relative a cibo e turismo. Il piccolo paese è costellato di antichi masi in pietra, è adagiato s’un pendio e si sviluppa lungo la via Francigena; quella costruita dagli antichi romani 2000 anni per avvicinare l’Inghilterra alla capitale dell’Impero. In questo articolo i romani centrano molto, perche scopiazzando alcune tecniche per il mantenimento dei cibi dagli antichi greci, furono tra i primi a mettere a punto un sistema per non far irrancidire le proteine animali. Scoperta fondamentale per sostentare truppe e legionari durante le infinite campagne militari che nel processo creò una sorta di prosciutto ante-litteram. Il prosciutto è ormai un patrimonio gastronomico dell’umanità, e se questo salume vi fa impazzire, alle porte di Saint Rhemy, nel cuore della Valle del Gran San Bernardo a 1600 metri di altezza, viene prodotto il prosciutto, o meglio il Jambon più costoso d’Italia non che il prosciutto più antico del mondo. Un prodotto strepitoso che raggiunge l’apice dopo 18 mesi di stagionatura e viene venduto soprattutto all’estero. Si chiama Jambon de Bosses e nel suo sapore dolce e aromatico, ottenuto tenendolo sotto tanto sale per poco tempo, sono custoditi i segreti di una tradizione millenaria. Racconti intrisi di cultura, storia e guerre combattute attorno a un alimento che oggi diamo per scontato - il sale - che un tempo, come nel 1397 quando fù inventato il Jambon de Bosses, aveva una via tutta sua e pagava dazi doganali da capogiro, tanto era importante. Insomma se vi piace il prosciutto, il Jambon de Bosses DOP, con il suo colore rosso scuro ed un gusto profumato, delicato e davvero unico, ma davvero davvero unico va assolutamente provato. E siccome anche il luogo dove viene prodotto è molto interessante (i dettagli racconteremo nel prossimo articolo, il viaggio alla scoperta del Jambon de Bosses è consigliato a chiunque ami le montagne, la natura, il silenzio e i buon cibo. 

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Marche, Jaguar XF: Lasciamo Senigallia e il suo mare d'inverno per addentrarci nella campagna marchigiana. Bella anche nei mesi freddi, quando i campi brulli, le strade bianche e gli alberi nudi sono avvolti dalla nebbiolina. Un invito a riposo, camini e grandi abbuffate. Infatti la Jaguar XF ha una meta ben precisa - Ostra - un delizioso paesino medioevale arroccato s'un piccolo cucuzzolo che osserva elegante le colline circostanti. Colline dolci, morbide, che proseguono in serie  a perdita d'occhio fino a sfumare nei primi Appennini del versante orientale d'Italia. La strada per Ostra passa anche tra i filari di Morro d'Alba, patria dell'omonima "Lacrima" Un vino corposo e profumato, con una struttura sui generis ed un gusto soave e persistente. Uno dei migliori produttori è Stefano Mancinelli e le bottiglie dall'ottimo rapporto qualità prezzo (dai 4 ai 12 euro per una Riserva), accompagnano alla grandissima i piatti del territorio. Arrivati ad Ostra circumnavighiamo le sue mura di cinta perfettamente mantenute fino ad arrivare in una Osteria dove i sapori non sono mai cambiati da 50 anni a questa parte. Si chiama La Cantinella http://www.lacantinella.net/e queste sono tutte le cose che dovete assolutamente ordinare: Iniziate con biete ripassate con aglio e rosmarino e servite con la crescia marchigiana (una pizza con grasso di maiale). Come primi i must assoluti sono due paste fatte in casa;  Ravioli di Patate con ragù di Cinghiale sfumato nel vino per 12 ore e gli Gnocchi ripieni all'Anatra. Entrambi maestosi. Per secondo fritto misto alla marchiana con olive ascolane, creme, cotolette di tacchino, agnello e zucchine. Un fritto asciutto e perfettamente digeribile. Il gelato alla fiamma chiude le danze e quando vi porteranno il conto stenterete a crederci perche il prezzo a persona difficilmente supera i 25 euro. Se volete spendere ancora meno e mangiare altrettanto bene c'è la Trattoria Vittoria nel cuore medioevale di Ostra. Il posto è semplice, quasi surreale negli arredi, ma il cibo è squisito. Prenotate in anticipo le lasagne bianche con funghi e prosciutto. Ordinate pirofile di tagliatelle fatte in casa con ragù di cinghiale e poi, annaffiando il tutto con la Lacrima di Morro d'Alba, tuffatevi nell'arrosto misto con un polpettone, una faraona e un piccione semplicemente indimenticabili.    

Dove mangiare

4 Stelle Michelin per 60,000 abitanti. Un record che proietta Senigallia, elegante cittadina marchigiana adagiata sul Mar Adriatico, nel l'eccellenza culinaria nazionale e mondiale. Nelle Marche si è sempre mangiato alla grandissima, perchè in questa regione sia la cucina di terra che di mare sono eradicate e gustosissime - si spazia dai ravioli di patate al cinghiale, agli gnocchi ripieni d'anatra oppure i vincisgrassi fino alla tagliatelle con pannocchie passando per l'arrosto misto dell'Adriatico -  ma i nomi che hanno messo Senigallia sulla mappa nell'alta ristorazione sono quelli di Mauro Uliassi e Moreno Cedroni. Secondo noi il vero padrone del mare è il primo, Uliassi, chef dalla sensibilità sopraffina che reinterpreta la tradizione con eleganza, ricerca e creatività ma senza addentrarsi in quelle avviluppate creazioni che ti sorprendono lì per lì (anche nell prezzo) ma che ti dimentichi subito dopo. Di lui avevamo già scritto e potete rileggere l'articolo qui: http://ontheroad.comunicablog.it/2013/07/intervista-a-mauro-uliassi-2-stelle-michelinsu-masterchef-ha-ragione-petrini-e-la-nostra-cultura-culinaria-e-ancora-giovane-1a-parte/ Nel nostro tour gastronomico con la Jaguar XF, non ci siamo infatti soffermati sui loro ristoranti - Uliassi e la Madonnina del Pescatore - quanto sulle creazioni di questi due grandi chef  stellati in chiave street food. Mauro ha girato l'Italia in largo e in lungo con il suo "Street Food Good".   Moreno Cedroni ha invece due "hub" di cibo più casual. Una è ormai un'istituzione - la salumeria ittica Anikò in Piazza Saffi - l'altro è il Susci Bar Clandestino s'una delle più belle spiagge del Conero. Uliassi e Cedroni hanno ottenuto un voto di 7.5 nella guida Street Food nata dalla collaborazione con Ceres ed il programma Tv Street Food Heroes, e sono gli unici due casi italiani di chef stellati e pluridecorati ad essere inseriti in una guida sul cibo di strada, dimostrando che l'eccellenza non deve per forza costare cifre astronomiche.

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