LIFESTYLE
Arte e Design; scatti da Villa Amistà con VW New Beetle
Scritto il 2015-04-13
da Matteo Morichini
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Cosa fare

Fonte: Matteo Morichini

L'orchidea gigante di Marc Quinn,gli scheletri di Damien Hirst e gli algoritmi visivi di Alighiero Boetti sono solo alcune delle tante opere d'arte contemporanea che rendono il Byblos Art Hotel Villa Amistà - l'unico esempio di architettura rinascimentale in Valpolicella - uno degli alberghi più speciali del mondo.

Fonte: Matteo Morichini

La Hall del Byblos Art Hotel

La Hall del Byblos Art Hotel

Fonte: Matteo Morichini

La facciata rinascimentale di Villa Amistà

La facciata rinascimentale di Villa Amistà

Se la facciata di Villa Amistà rispetta fedelmente i principi costruttivi della sezione aurea, gli interni sono una vera e propria esplosione tattile e visiva dove i canoni estetici del XVI secolo convivono in assoluta armonia con forme asimmetriche, sculture di grandi artisti, esempi di arte applicata ed innumerevoli elementi del migliore design industriale.

Fonte: Matteo Morichini

La New Beetle nel giardino di Villa Amistà

La New Beetle nel giardino di Villa Amistà

Per migliore design industriale s'intende quello che  - nel caso di tavoli, vasi, divani, sedie e quant'altro - unisce funzione alla forma e che spesso utilizza molte delle trame già esistenti in natura come ispirazione. Un discorso che in qualche modo può essere applicato anche al Maggiolino, che in termini di design e funzionalità è una delle auto più riconoscibili e meglio riuscite di tutta la storia automobilistica.

Fonte: Matteo Morichini

Dettagli di design della VW New Beetle

Dettagli di design della VW New Beetle

Il perfetto equilibrio di linee arcuate, angoli smussati e morbide geometrie hanno generato un design - che come da nome ha le sue fondamenta nella perfezione degli organismi biologici presenti in natura - più forte del tempo e delle mode all'interno del quale opera una meccanica semplice ed efficace.  Ed è questo il segreto del planetario successo del Maggiolino, che nei suoi primi 65 anni di storia è entrato in 21 milioni di garage e nell'immaginario di miliardi di persone.

Mortai, libri di botanica farmaceutica, celle dei veleni, erbari ed accurate ricostruzioni di antichi laboratori; se prima di addentrarvi nell'arte rinascimentale e contemporanea di Sansepolcro e Città di Castello - dove le tappe imperdibili sono Il Museo Civico e la Fondazione Burri - avete voglia di scoprire la relazione tra uomo ed erbe officinali nei secoli, il Museo Aboca all'interno dell'affascinante Palazzo Bourbon del Monte, si rivelerà una splendida ed interessante scoperta. Situato di fronte al Parco dedicato a Piero della Francesca ed all'Osteria il Giardino di Piero, il Museo Aboca è un elegante ed evocativa incursione nella tradizione delle piante medicinali tra curiosità, inebrianti profumi e numerosi reperti di notevole interesse storico. Suddiviso in più ambienti tematici, la visita al Museo Aboca ha inizio con la Sala dei Mortai - strumento dalle forti valenze simboliche per l'arte farmaceutica - per poi proseguire con la Bibliotheca Antiqua da 1500 volumi - alcuni dei quali antichissimi e d'inestimabile valore - dedicati alla storia delle erbe medicinali.   La Stanza della Storia è invece dedicata agli erbari e quella delle ceramiche- dove ho scoperto che il termine maiolica ha le sue radici nell'isola di Maiorca - propone le differenti tipologie di recipienti da farmacie. Il percorso prosegue con le imprescindibili bilance, seguita da la Stanza dei Vetri, quella dedicata alle Erbe, l'Antica Spezieria, il Laboratorio Fitochimico, la Farmacia dell'800 e la Cella dei Veleni. Al piano terra invece, la continuità tra passato, presente e futuro trova espressione nell'Erborsiteria di Aboca, con un'esaustiva selezione di prodotti derivati dal mondo vegetale ottenuti esclusivamente con metodi biologici.  Restiamo a Sansepolcro per contemplare - in religioso silenzio ed immenso stupore - La Resurrezione di Piero della Francesca all'interno del Museo Civico. L'opera dell'artista toscano, considerata tra le più belle del mondo, è il primo esempio di arte rinascimentale e nella II Guerra Mondiale salvò il paese dal bombardamento alleato. La storia racconta infatti che Londra ordinò al Capitano Clarke - a cui è stata dedicata una via all'interno delle mura medicee - di prendere a cannonate i tedeschi. Ma Clarke, che aveva sentito parlare de "La Resurrezione" in un libro di Huxley ed essendo un'esteta voleva proteggere il capolavoro a tutti i costi, rispose al Quartier Generale che della Wehrmacht a Sansepolcro non vi era traccia. Ed è dunque anche grazie all'ufficiale inglese se il meraviglioso affresco di Piero della Francesca continua ad essere un Patrimonio dell'Umanità. Come è un patrimonio dell'umanità la Metamorfosi di Albero Burri; una delle ultime opere dell'artista umbro nell'ultima sala degli ex seccatoi del tabacco alle porte di Città di Castello; dove ha sede la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri che quest'anno celebra il centenario di Burri e che da Sansepolcro raggiungiamo in poco meno di venti minuti di guida a bordo della Lexus CT 200 Hybrid. Per meglio apprezzare il percorso artistico di Burri è bene cominciare con Palazzo Albizzini che ospita i lavori dell'artista dell'immediato dopo guerra; sacchi tranciati e ricuciti, plastiche bruciate e tutto il dolore e la violenza delle ferite e delle lacerazioni. Burri, come medico, si trovò infatti a lavorare negli ospedali militari e gli indelebili ricordi dell'esperienza contribuiscono alla nascita di opere uniche al mondo e di fondamentale importanza per l'arte italiana e mondiale. Burri ha poi lavorato sui Cretti (che ispirarono la feroce installazione di Gibellina in Sicilia) e quindi sull'incessante continuità di forme e colori nel ciclo "Sestante".  

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Un gioiosa ed illuminante esplosione di forme, visioni e colori. Capolavori in sequenza; all'interno di in una maestosa Villa del 1500 - che tra l'altro è l'unico esempio di architettura rinascimentale in Valpolicella - firmati da Sol LeWitt, Rebecca Beecroft, Damien Hirst, Alighiero Boetti, Anish Kapoor ed altri mostri sacri dell'arte moderna e contemporanea. Le sculture sono dislocate anche nel giardino, che in alcuni angoli riporta alle atmosfere di "Alice nel Paese delle Meraviglie" con una zampillante fontana circondata da rose rosse che nel loro insieme formano un enorme cuore. Ed accanto ad essa, dopo lo scenografico viale d'accesso, c'è l'Orchidea gigante di Marc Quinn. Benvenuti al Byblos Art Hotel Villa Amistà; che è uno degli alberghi di lusso più speciali d'Italia (e forse del mondo) non che uno splendido luogo dove rilassarsi, scoprire l'eccellenza eno-gastronomiche del territorio (Valpolicella e Lago di Garda) e visitare gli straordinari beniculturali presenti nella città di Verona. I servizi del Byblos Art Hotel sono ai massimi livelli; e così per gli spazi comuni, nella piscina, nel ristorante come nell'elegante spa. La monumentale hall è di una bellezza più unica che rara dove tra fregi del seicento e lampadari di Murano, troneggiano opere d'arte dal valore inestimabile, affreschi, specchi e le creazioni di design dell'architetto ed innovatore Alessandro Mendini (che potete vedere nella foto di copertina). Quello che più stupisce del Byblos Art Hotel è l'attenzione ai dettagli, la cura dei particolari, la joie de vivre degli ambienti (tutti molto diversi tra loro senza nulla sottrarre a proporzioni e scenografia)  e l'armonia complessiva del progetto. Cosa mai facile quando la convivenza è tra arredi, elementi e stili architettonici teoricamente agli antipodi. Se non per dormire (esperienza consigliatissima) Villa Amistà merita comunque una visita per l'aperitivo pomeridiano o per fare due passi nel rigoglioso giardino della tenuta dove abbiamo fotografato la VW New Beetle.

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Dormire nel lusso più ineccepibile - avendo adeguate finanze a disposizione - è relativamente semplice. Fare altrettanto tra opere di Mirò, Warhol, Tinguely, Anish Kapoor, Quinn, Dalì e quadri e statue e installazioni di tutti gli artisti più importanti del 900' sparsi in un giardino incastonato tra laghi e foreste, è invece piuttosto complicato. A meno che non vi troviate nel grandioso Dolder Grand di Zurigo, che a mio modesto parere, è uno degli alberghi più speciali del mondo. Costruito nel 1899 come "Kurhaus" e oggi parte dei The Leading Hotels of the World, il Dolder è un fiabesco city-resort arroccato sopra Zurigo. Il Dolder è anche uno splendido esempio di come si possano unire passato, presente e futuro attraverso stili architettonici agli antipodi. Il palazzo principale è elegante ed austero, mentre le ali nuovi progettate e firmate da Lord Norman Foster sono di quanto più contemporaneo esista ccon elissi, trame di ferro battuto, cemento, curvature e giochi di acqua, luce e trasparenze. La magnifica Spa (con piscine termali calde e fredde, vasche di sassi neri giapponesi, grotte di neve e ghiaccio, saune, hammam) onora alla grandissima la tradizione della struttura e tutte le finiture (dalle tende alle porte) sono di livello eccelso. Per intenderci, i flat screen in camera sono Bang & Olufsen di ultima generazione con telecomandi di cristallo e zaffiro per controllare l'impianto multimediale e d'illuminazione. Ma ciò che separa il Dolder da tanti altri hotel a cinque stelle, è appunto la collezione privata del proprietario, che ha poco da invidiare ai maggiori musei di arte contemporanea del mondo  e che vi faremo vedere nel prossimo articolo con una foto gallery dedicata.

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