LIFESTYLE
BBC Inflessibile; l'oscuro tramonto dell'era Clarkson a Top Gear
Scritto il 2015-03-26
da Matteo Morichini
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Feeling

Fonte: www.viewsbank.com

"Non possiamo avere una regola per uno e altre per qualcun'altro a seconda della taratura del personaggio. E quindi - con grande rammarico -  sono costretto ad annunciare che non rinnoveremo il contratto a Jeremy Clarkson". Le parole di Tony Hall - Direttore Generale della BBC - sanciscono la fine della prosperosa ed esilarante era Clarkson nella trasmissione Top Gear, che tornerà in onda nel 2016  senza la sua stella più luminosa e presumibilmente senza i suoi due compagni di avventure Richard Hammond e James May, che, tetro in volto ha detto: "Noi tre siamo un unico insieme, e funzioniamo per complesse ragioni troppo difficili da spiegare e che per altro molta gente non capisce".

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Top Gear torna in onda nel 2016 senza  Hammond, Clarkson e May

Top Gear torna in onda nel 2016 senza Hammond, Clarkson e May

La scelta della BBC ha suscitato polemiche e punti interrogativi. Top Gear è uno show planetario, visto da più di 350 milioni di persone con introiti relativi allo sfruttamento del marchio di oltre 50 milioni di sterline. Ma l'integrità ed il codice etico - almeno in'Inghilterra, paese con la più antica democrazia del mondo - vengono prima dei guadagni e per quanto impopolare sia stata la scelta di licenziare Jeremy, bisogna riconoscere che quella della BBC è una grande lezione di civiltà che denota una politica interna rigorosa, coerente ed estranea al concetto di figli e figliastri.

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Nessun rimpiazzo sarà all'altezza di Clarkson. Top Gear deve reinventarsi

Nessun rimpiazzo sarà all'altezza di Clarkson. Top Gear deve reinventarsi

La questione Clarkson - già sotto scrutinio prima delle vicende più recenti - è sopratutto morale. Jeremy, ancora prima del "fracas-gate" (pugno in faccia e insulti ripetuti al produttore Oisin Tymon, reo di non aver fatto trovare un pasto pronto ai conduttori dopo una giornata di riprese nello Yorkshire) era già in bilico. Troppi episodi al limite, troppe dichiarazioni offensive e politicamente scorrette. Che da una parte erano la grande forza di Clarkson e l'espressione di un particolare modo di essere che ha fatto sganasciare miliardi di persone, ma dall'altra rappresentavano un costante imbarazzo per l'emittente pubblica. Mesi fa la BBC aveva infatti intimato al suo conduttore più famoso di attenersi a comportamenti più consoni e rispettosi.

Insomma Clarkson era al corrente della situazione "ultima chance" e dopo il pugno rifilato al produttore l'emittente britannica - già sotto scrutinio sul tema norme comportamentali dei suoi stipendiati più importanti fuori dal video - spiega di non avere avuto scelta. In realtà la BBC ha scelto di non avere scelta. Ed ha preferito indagare piuttosto che insabbiare, nascondere e trovare un modo per non privarsi della personalità che ha reso Top Gear una delle trasmissione d'intrattenimento più divertenti, originali e seguite del mondo.

Una linea di condotta nobile, integerrima ed inflessibile, che purtroppo nulla sottrae alla tristezza di non avere più Clarkson, May ed Hammond come compagni di sorrisi e svago la domenica sera. Top Gear con "Jezza" era sinonimo di leggerezza, gioia, allegria. Era un grande antidoto alle fatiche ed ai problemi quotidiani. Per molti di noi era una sorta di religione che per oltre una decade ha raccontato l'automotive con uno stile che nessun potrà mai emulare. Finisce un'epoca. Top Gear non sarà più lo stesso "And on this bombshell it's really time to end. We wont' see you next week Mr.Clarkson, goodbye". 

Con più di 1200 espositori eccellenti dislocati s'una superfice di 80,000 metri quadri, il Salone Internazionale Del Gusto Terra Madre 2014 - evento food per antonomasia - è stato un grande successo ed un autentico paradiso per i sostenitori del cibo "buono, pulito e giusto" promosso da Slow Food. Una filosofia nata nalla visione di Carlo Petrini nel 1986 e che adesso, fortunatamente, è diventata quasi uno stile di vita per sempre più consumatori e sostenitori del mangiare etico, sano, rispettoso dell'ambiente e dei cicli produttivi. Dopo aver trascorso cinque giorni tra l'Oval di Terra Madre ed i quattro padiglioni del Lingotto per seguire lo stand di Ciao Checca all'interno dello spazio dedicato alle cucine di strada, ecco cosa mi è piaciuto tantissimo e cosa quasi per niente della kermesse torinese. Il Buono: I Presidi Slow Food italiani e stranieri; bastioni culinari di prodotti vicini all'estinzione tenuti in vita dallo sforzo dei singoli produttori. Belle e buone anche le cucine multi-etniche di Terra Madre all'Oval, con i piatti di grandi chef vietnamiti, tailandesi, peruviani e spagnoli. Mi sono piaciuti i contenuti e gli interventi dell'appena nata Slow Food Radio e gli approfondimenti di BBC Radio 4 all'interno dell'Arca del Gusto impreziosita dalle foto del grande Oliviero Toscani. Ultimo e non meno importante, il grande buono del Salone del Gusto è la fantastica e presso che infinita selezione di prodotti d'assaggiare ed acquistare negli stand dei padiglioni, dove si spazia dalla Bottarga di Orbetello ai Pomodorini del Piennolo, passando per l'autentico Pesto di Prà a squisiti formaggi e salumi con i dolci e le cioccolate più deliziose d'Italia come epilogo.  Un ulteriore conferma di come l'Italia sia il paese con la più grande offerta gastronomica del mondo. Il Brutto: Il Salone del Gusto ci ha ricordato ancora una volta la difficile condizione dell'Africa. Un continente spesso depredato delle sue inestimabili ricchezze e ancora vittima dal neo imperialismo occidentale. Per cercare di sensibilizzare il pubblico Slow Food ha lanciato il progetto 10,000 Orti, dove basta una piccola donazione per garantire alle comunità africane accesso al cibo fresco e sano e nel contempo formare leader consapevoli della propria cultura e promuovere il cambiamento che serve.  Uno sforzo sostenuto anche da Lavazza che in occasione del Salone ha lanciato il calendario Earth Defenders con foto di Steve McCurry. Il Cattivo: Non vedevo l'ora di mangiare tutto il mangiabile dalle dieci cucine di strada presenti al Salone del Gusto ma l'area riservata allo streetfood si è rivelata una mezza delusione. Il feeling era un pò troppo vicino alle sagre paesane ed il cibo, in molti casi, piuttosto distante dalla filosofia Slow Food.  Comunque qualche manicaretto niente male c'era eccome ed escludendo Ciao Checca per evitare ovvi conflitti d'interesse, devo dire che le Olive all'Ascolana della simpatica Sig.ra Migliori erano sensazionali. Ottima anche la Focaccia di Recco e lo gnocco fritto de la Tigellina.  Nell'insieme comunque il Salone del Gusto - melting pot di cibi, persone e culture - è stato un evento emozionante ed indimenticabile che chi ha lasciato più ricchi nell'anima, più tondi nel giro vita e con una grandissima voglia di prendere parte alla prossima edizione del 2016.

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