LIFESTYLE
Al Duomo di Ragusa Ibla; Barocco e Stelle Michelin
Scritto il 2014-08-20
da Matteo Morichini
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Dove mangiare

Fonte: Clio Morichini

La monumentalità della Sicilia è famosa in tutto il mondo. Ma questa terra speciale è celebre, oltre che per la sua arte, per la sua gastronomia. Si perché monumentale e ricchissima è la cucina siciliana, patrimonio di varietà culturali e sociali che nei secoli l’hanno resa una cucina povera e sontuosa al contempo, intrisa di influenze millenarie, un gusto che affonda le sue radici nel mare e nella terra. Quando poi il connubio di miseria e nobiltà viene rielaborato in chiave moderna da uno dei massimi protagonisti della cucina italiana di oggi, il cibo diventa storia, arte e poesia.

Fonte: Clio Morichini

Triglia, razza, pesce d'uovo, pane di pomodoro, brodino di triglia e cialda di triglia con polvere di olive nere

Triglia, razza, pesce d'uovo, pane di pomodoro, brodino di triglia e cialda di triglia con polvere di olive nere

Mangiare al Ristorante Duomo di Ciccio Sultano è una di quelle esperienze che, almeno una volta nella vita, vanno provate. Due Stelle Michelin, di lui hanno scritto tutti, dal New York Times al Wall Street Journal e adesso che abbiamo assaggiato anche noi i suoi piatti, capiamo il perché. Definita una cucina “barocca” dagli intenditori, mangiare da Ciccio Sultano è un’esperienza entusiasmante, la stessa che si può provare dopo aver visto un film bellissimo o aver letto un romanzo commovente. Un turbine di sapori, colori, composizioni, profumi ed essenze in equilibrio perfetto tra tradizione e modernità.

Fonte: Clio Morichini

pasta trafilata al bronzo fatta in casa con pesto di erbe cidriche su vellutata di carote, carpaccio di sugarello e salsa Tratatà di bottarga di tonno

pasta trafilata al bronzo fatta in casa con pesto di erbe cidriche su vellutata di carote, carpaccio di sugarello e salsa Tratatà di bottarga di tonno

A questi grandi piatti sono stati abbinati ad arte, grazie al sommelier, grandi vini tutti rigorosamente siciliani: Grigis, Catarratto del 2009,  dell’azienda agricola Guccione, un Grillo di Feudo Maccari, uno Zibibbo di Barraco ed un Marsala Superiore Riserva del 2002 della cantina Florio. OnTheRoad vi consiglia vivamente di provare questa esperienza, la felicità continuerà ad assalirvi anche nei giorni a venire.

Fonte: Clio Morichini

Gelato al Tartufo di palazzolo acreide con cialda croccante

Gelato al Tartufo di palazzolo acreide con cialda croccante

Il ristorante è a due passi dal Duomo di San Giorgio, cuore di Ragusa Ibla, da cui prende il nome. Gli interni sono intimi e raffinati, la sensazione è quasi quella di entrare in una dimora aristocratica. Il servizio è impeccabile, cordiale e attento ad ogni minimo dettaglio. Uno strepitoso gioiello culinario racchiuso in una strepitosa città-gioiello barocca. 

Testi e Foto a cura di Clio Morichini

Fonte: Clio Morichini

La Pasticceria di Sultano,mousse di pistacchi e di pesca, tiramisù

La Pasticceria di Sultano,mousse di pistacchi e di pesca, tiramisù

Cannolicchio con ricotta e sinapa, caviale Azedra di Cividale del Friuli e Gambero ross
OnTheRoad è andato in visita al ristorante il Duomo di Ragusa Ibla per intervistare Ciccio Sultano, uno degli Chef più importanti e acclamati d'Italia. Buona lettura. Che cos’è il cibo per Ciccio Sultano? È amore, sentimento, coccolarsi e amarsi. Mi piace andare alla ricerca di produttori che credono nei loro prodotti e che faticano per offrire il meglio e rispettare la natura degli ingredienti.  Con i grandi riconoscimento - come le 2 Stelle Michelin - arrivano anche grandi aspettative. Come affronta il lavoro ogni giorno? Sono un instancabile perfezionista, ogni mattina ispeziono tutti i settori del mio ristorante, dalla cucina, alla sala, allo stoccaggio degli ingredienti, al mio staff, perché tutto sia in perfetto ordine.  L'Italia è impazzita per gli show di cucina. Un buon segno o pornografia gastronomica come l'ha definita Petrini? Credo che qualunque cosa tratti di cucina se fatta bene e se riesce a comunicare il rispetto per la materia prima e l’amore per se stessi attraverso il buon cibo, ha contribuito  alle sue finalità etiche ed educative del servizio pubblico dell'informazione Quanto è importante viaggiare per uno Chef? Viaggiare è importanti per tutti, rende più tolleranti e disponibili ai cambiamenti. Quando sono in viaggio mi piace provare la cucina dei miei colleghi; mi aiuta a vedere nuove prospettive e le possibilità infinite che esistono intorno al cibo. Ha sempre voluto che il suo ristorante nascesse qui? Che la Sicilia abbia un fascino infinito e nuovo tutti i giorni non lo si può negare, è come innamorarsi tutti i giorni della stessa donna, ma credo che in tutto il mondo vi siano infinite possibilità di ristorazione di qualità Quanto sono importanti la ricerca e lo sviluppo? Sono imprescindibili al successo di un’attività. Quali sono le sue altre passioni oltre al cibo? La musica, mi diverto a mixare. Testi e foto a cura di Clio Morichini  

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Felice di averlo fatto, molto. Da ripetere? Anche no. O almeno non per qualche anno. La Sicilia è sicuramente un posto da vedere; ricco di storia, con splendidi paesaggi, buon cibo, centri storici preziosi, templi, teatri, cultura e culture che spaziano dagli antichi greci agli arabi. Ma è un posto da cui bisogna disintossicarsi. O scappare, come fanno purtroppo tanti giovani. Le contraddizioni e gli sfaceli sono tali da contaminare e prevaricare le tante meraviglie dell’isola. E così la Sicilia non è più una carezza all’anima come potrebbe essere ma un violento pugno nello stomaco, che ti resta dentro al pari della Valle dei Templi, del Teatro Greco di Taormina, delle pasticcerie, del mare e dell’Etna. Che peccato. Al termine di alcuni strepitosi viaggi in Rajasthan, Kazakistan, Mali, Ecuador, solo per fare qualche esempio, non vedevo l’ora di tornare a casa. Lo stesso è accaduto con la Sicilia, in un lasso di tempo inferiore. Credo che ciò accada quando la realtà di un luogo non ti corrisponde. Quando dal paradiso giri l’angolo e passi direttamente alle viscere dell’inferno. Succede quando manca un’armonia di base, cose che in’India, nonostante le complessità sociali, è presente. In Sicilia vai a letto con i pensieri pieni di rimpianto. Qualcosa di ben peggiore del caos e le migliaia di persone da cui sei perennemente circondato in città come Jaisalmer e Udaipur. O del fatto che in Ecuador è meglio non uscire la sera. Oppure di trovarsi faccia a faccia con povertà, denutrizione e malattie come in Mali o sapere che in Kazakistan mezza steppa è radioattiva e la gente abita in città avvelenate da industrie e centrali. La prossimità poi non aiuta. Nel senso che i posti sopracitati sono emotivamente e geograficamente distanti, mentre la Sicilia è Italia. Poteva e doveva essere come la Toscana, le Marche, l’Umbria. Civiltà, bellezza, gusto, storia, cultura, buona amministrazione. La Puglia ha tanti problemi, ma in confronto alla Sicilia è Helsinki. Da Taormina a Noto, il bello è confinato alla natura, al cibo, all’antico ed alle architetture dei secoli precedenti. Il nuovo è spesso indegno, funesto, sciatto, losco, indigeribile. Terreno fertile per illegalità e degrado. Ed è triste, perché i siciliani sono persone gentili, attente, affettuose, ospitali. E sono loro a pagare il prezzo più alto. Non certo il turista che della Sicilia si prende solo il meglio. Taormina, la cima dell’Etna, Ortigia, l’Oasi di Vendicari, Noto, Acireale, la Valle dei Templi, il mare luminoso, trasparente e pulito, Catania con Via dei Crociferi, il vulcano che sbuca dai viali ed il suo mercato del pesce, Acitrezza, Sciacca, il Cretto di Burri, Modica, Ragusa Ibla, le Eolie, e la lista potrebbe continuare per parecchio, sono posti straordinari e imperdibili. E per questo motivo la Sicilia, come scritto nel primo post di questo viaggio, è la Notte Stellata di Van Gogh con uno squarcio. Note di chiusura anche per la compagna di viaggio, la Lancia Y, l’unico modello che la Lancia continuerà a produrre. La Y, soprattutto con il motore 1.2 a benzina è lenta e consuma troppo. Ha dalla sua il comfort ma ben poco di emozionante e innovativo. Inoltre compete con una selva di city-car come Fiat Panda e 500, Suzuki Swift, Nissan Micra, Toyota Yaris, Hyundai i10, Volkswagen Fox, tutte provate in prima persona, ed auto che per un motivo o per l’altro sono più divertenti, meglio rifinite, più economiche e solide, più veloci, più guidabili, meglio studiate in termini di visibilità. La cosa più positiva che riesco a trovare è che dopo quasi 1000 chilometri al volante, spaziando da autostrade, percorsi pieni di curve su asfalti groviera, sentieri e città, non avevo né i lombi in fiamme ne mal di schiena ne il nervo sciatico infiammato. Ma una city-car deve avere un buono scatto ed una visibilità ottima a 360 gradi, e su questi aspetti la Lancia Y ha qualche ingente lacuna, bilanciate però dal pregio di essere ben disegnata, comunque funzionale e poco appariscente.

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