LIFESTYLE
Jaguar F-Type Coupè; l'armonia delle proporzioni
Scritto il 2014-04-07
da Matteo Morichini
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Presentazioni

Fonte: Jaguar press

Una ventiquattrore memorabile; in alcuni dei luoghi più belli della Spagna guidando una delle macchine più armoniche, coinvolgenti e proporzionate di sempre; la nuova, sontuosa, emozionante Jaguar F-Type Coupè.

Fonte: Jaguar Press

F-TYPE_V6S_Polaris

Un capolavoro estetico da vivere e osservare con una silhouette fluente ed una forma quasi animata. La F-Type coupè potrebbe essere definita organica, perche la carrozzeria sembra subire piccole metamorfosi a seconda dell'angolo da cui la si osserva (ammira) e come raramente capita, l'auto è meravigliosa da ogni prospettiva. Ed anche molto veloce, sopratutto quando c'è la lettera R a completare la sigla e 4 terminali di scarico cromati dietro. Costruita in alluminio, con il cambio al centro collegato alle sole ruote posteriori, ed un monumentale V8 da 5 litri e 550 cavalli davanti, la F-Type R ha un suono possente, gutturale, passa da 0 a 100 in 4 secondi netti ed è limitata elettronicamente a 300 orari. Ed in mani capaci può driftare senza ritegno in tutte le curve e in tutte le marce.

Fonte: jaguar press

F-TYPE S Aragona

Noi l'abbiamo guidata durante l'anteprima mondiale sul circuito Aragon Motorland, anch'esso esaltante, che tra l'altro ha uno dei rettilinei più lunghi del Motomondiale, e poi nelle strade di montagna tra i canyon e i bacini idrici dell'Aragona. Qui la Spagna esibisce una natura antica - rocce, laghi, altipiani, boschi, vigenti - un asfalto levigatissimo pieno di curve lunghe e veloci, e splendide città ricche di arte e storia come Saragozza, dove nacquero Torquemada e Goya.

Fonte: Matteo Morichini

Aragon Motorland F-Type

Negli eventi Jaguar nulla ma proprio nulla è lasciato al caso; percorsi, cibo, vini, hotel e, ça va sans dire le automobili, sono legati da un unico filo conduttore contraddistinto da tradizione e ineccepibile qualità. Dopo la prima notte presso il raffinatissimo design del Mandarin Oriental di Barcellona, con il suo ristorante a due stelle Michelin a base di cucina catalana "Momenti", l'evento è entrato nel vivo con lunghe sessioni di guida.

Fonte: http://ontheroad.comunicablog.it/

barcelona-restaurant-blanc-2

E devo confessare che dopo centinaia di chilometri percorsi, se potessi scegliere quale versione acquistare, opterei per la via di mezzo tra la base e l'arrabbiatissima R; la Jaguar F-Type Coupè S, che è spinta da un V6 da 3 litri e 380 cavalli, ha un feeling tra la grand tourer, tipologia di auto che amo in modo particolare, e quello di una sportiva coupè a 2 posti, ed è capace di coniugare lusso, estetica, performance e divertimento. 

Sindrome di Stendhal permettendo, tra le cose imperdibili della vita c’è sicuramente il Prado di Madrid. Che è uno dei musei più famosi del mondo e che, come il Louvre e l’Hermitage, mette un’ansia pazzesca solo a vederlo da fuori. Una volta pagato il biglietto è anche peggio; perchè avvolti da una hall grande come Grand Central Station e dinnanzi a corridoi di cui non vedi la fine, pensi, sconsolato, mentre sfogli l’opuscolo con percorsi suggeriti ed opere elencate, che ci vorranno almeno due giorni pieni e due notti insonni per vedere tutto con calma.  Oppure, il consiglio di OnTheRoad è di localizzare una piccola parte dei quadri esposti, quelli più significativi e vicini alle proprie preferenze artistiche, per evitare che il cervello si riempia di input, colori, trame e tecniche, nel loro insieme impossibili da processare. Prado: La prima opera da vedere, e forse la più spettacolare di tutto il museo, è il “Trittico delle Delizie” del manierista Hieronymous Bosch (in copertina); El Bosque in Spagna. Un’esplosione di visioni e colori tutta lussuria, dannazione, tormento e pura psicadelia. Il 1500 è secolo di grandi cambiamenti, ed il Trittico IL manifesto delle incertezze umane dell’epoca. Altro quadro imperdibile e soprattutto allegro, è il Cristo Morto di Antonello da Messina. Al primo piano c’è molto da non perdere; tra cui le spocchiose “Meninas” di Velazquez, dipinte volutamente con lo sguardo fesso e annoiato, le atmosfere lugubri e molto dark di Goya ed i magnifici, angosciosi e fluorescenti quadri di El Greco, vero nome Dominikos Theotokopoulos da Creta. Reina Sofia: Rispetto al Prado, il Reina Sofia è meno imponente e minaccioso ed ha un giardino interno in cui rilassarsi, con panchine, piante e statue meravigliose. Il museo dedicato alla Regina Sofia è un bel viaggio nell’arte moderna e contemporanea. Oltre all’epocale “Guernica” ed altre opere di Picasso, ci sono Dalì e Mirò, Magritte e Fontana, Lichtentstein e Schnabell. Ci sono i movimenti più importanti del 900’ come cubismo, surrealismo, dadaismo e la pop art. Ma soprattutto il Reina Sofia racconta il “secolo breve” attraverso la sensibilità degli artisti. Racconta gli orrori del Franchismo, i massacri dei regimi totalitari, l’inutilità di molte guerre e la sofferenza di chi le ha vissute, e come il Prado è assolutamente imperdibile.

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La destinazione è sicuramente più da primavera/autunno, ma una cosa di Madrid ci ha profondamente colpito ed è la persistenza dei segni morbidi in sequenza geometrica. Come se il mondo spagnolo non avesse spigoli, al contrario, per esempio, dell'architettura olandese dove i tratti distintivi sono angoli retti, come per le case e la sedia di quel genio di Rietveld. Potete trovare trame tondeggianti, forme  e geometrie curvilinee in ogni angolo della capitale spagnola. Dall'aeroporto di Barajas alla fondazione Velasquez nel Parco del Retiro, passando per l'interior design del bellissimo Gran Melia Fenix http://es.melia.com/hoteles/espana/madrid/gran-melia-fenix/index.html a Colon. City Hotel comodo e centrale contraddistinto da lusso con richiami al classico e più di una reinterpretazione moderna. Non abbiamo capito se questa passione per il rigore sia una sorta di reazione ai troppi decenni di franchismo oppure l'estensione di alcune opere latinoamericane degli anni 30'. La sensazione più netta è che il senso estetico di Madrid si rifaccia al mondo Arabo con le sue cupole, le sue elissi, le sue evolute, il suo richiamo al mondo floreale, alle immagini della natura, unendo insieme l'architettura più avanzata dell'occidente e la tradizione di una storia millenaria. Inoltre si respira un pò ovunque la cultura e sopratutto l'eco delle opere dei grandi artisti spagnoli come Goya, Velzaquez, Picasso e Mirò. Della nostra esperienza madrilena, di quali quadri scoprire, e buttiamo lì il Trittico del meraviglioso manierista Bosch, del ristorante dove nacque il Partito Socialista spagnolo, del migliore hotel dove dormire, di quali musei visitare (al di là degli ovvi Prado e Reina Sofia, comunque clamorosi),  e quali fondazioni, mostre, piazze e quartieri vedere, parleremo dopo l'estate, ma intanto vi lasciamo con uno spunto di riflessione che già avevamo affrontato nel servizio dell'Aston Martin Vanquish. Al di là delle contaminazioni storiche e culturali, la natura resta, per architetti, designer e artisti, la più potente delle muse ispiratrici. Ed a questo proposito vale sicuramente la pena di fare due passi nel giardino botanico di Madrid.

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