LIFESTYLE
Mugello Off-Season: Vanquish Lap (Video)
Scritto il 2013-04-12
da Matteo Morichini
su
OnTheTrack

Fonte: Matteo Morichini

Nei nostri viaggi capita spesso di passare vicino a un circuito e altrettanto spesso tiriamo dritti. Questa volta però la tentazione è stata troppo forte perché il connubio Aston Martin Vanquish – Mugello è piuttosto irripetibile. E così, passata Bologna, ho organizzato la logistica in tempi record grazie al gentilissimo supporto dell’ufficio stampa della pista toscana e impostato subito il navigatore su Scarperia. Nasce così la sezione OnTheTrack, che in futuro sarà dedicata a giri molto più veloci di questo. 

Ed ecco perché; l’Autodromo del Mugello ha consegnato alla leggenda Valentino Rossi ed è uno dei circuiti più acclamati e spettacolari al mondo. Ma è solo guidando tra le sue curve brutali e soavi che ci si accorge di che razza di manico abbiano i piloti del motomondiale. Esordire qui con la Vanquish sotto la pioggia, è un po’ come scalare la parete nord del Matterhorn come prima arrampicata. Ed il valore della macchina di certo non incentiva a pigiare sul gas come forsennati. Oltretutto la Vanquish non è una macchina da pista; ha si una regolazione “track” ma è soprattutto una gentleman express, una super Grand Tourer dal suono paradisiaco grazie al suo maestoso 6000 V12 da 565 cavalli. Quindi anche se è più pesante di auto come la Ferrari 458 e la Porsche GT3 con cui ha poco o nulla da condividere come architettura e stile di guida, è comunque molto molto veloce e le curve del Mugello arrivavano molto molto in fretta s’un asfalto molto molto bagnato.

Fonte: Matteo Morichini

Vanquish, Mugello

E per non farmi mancare niente ho anche disattivato il controllo di trazione, cosa che non ha affatto tranquillizzato l’istruttore capo del Mugello seduto al mio fianco. La Biondetti, la Casanova Savelli e le Arrabbiate sono sinonimo di coraggio e adrenalina. Come si dice in gergo, il Mugello è una pista da “pelo”; ha sali e scendi vertiginosi, curve cieche da fare a tavoletta, punti di staccata indecifrabili ed un rettilineo lungo e mai veramente dritto dove si raggiungono velocità assurde per chi non è abituato. Insomma OnTheRoad non ha certo cercato il limite e dopo i giri, filmati tutti come peggio non si potrebbe (quello nel post, per rendere l’idea del fallimento è il migliore come immagini) mi sono reso conto di un’altra cosa; mai avevo visto un Mugello così quieto, e quindi così diverso e distante dal frastuono dei gran premi di MotoGp che seguo per lavoro.

Fonte: Matteo Morichini

Control Room

Quel giorno ho scritto un articolo (di MotoGp, vedi il caso) nella sala stampa vuota e ripensavo ai giorni di gara in cui quella stessa sala affacciata sui box brulica di colleghi, fotografi, addetti stampa, con in sottofondo il battito delle tastiere, i telefoni che squillano, le fotocopiatrici, i fax, gli strilli, gli annunci e le moto che sgasano al piano di sotto. Mai avevo visto il parcheggio privo di macchine, le colline libere dal pubblico, l’accesso senza sbarramenti. L'opposto rispetto ai giorni che precedono il gran premio dove  c’è entusiasmo, attesa, colori e un’atmosfera di festa tra fuochi, barbeque, sgasate, terminali aperti e musiche sparate a bomba dai camper inerpicati in ogni dove. Insomma c’è un gran casino. Prima di partire verso Firenze, ho anche avuto modo di esplorare la stanza di controllo, quella che diede alla Dorna il filmato dell’incidente di Valentino alle Biondetti e che sembra l'hub di regia di una produzione televisiva. Davvero speciale questa versione del Mugello; poetica,  quasi metafisica,  per una struttura esemplare e  gestita come meglio non si potrebbe. Alla prossima allora; magari sull’asciutto, con una go-pro montata meglio ed un’auto fatta per la pista!!!

Con 7 vittorie contro le 4 di Valentino Rossi, Jorge Lorenzo si merita il titolo di Campione del Mondo ma come sottolinea il Dottore "sarebbe stato bello potersi giocare il mondiale alle pari e non combattendo con due piloti, per altro fortissimi". Gli eventi di Phillip Island, Sepang e Valencia, con Marquez nel ruolo di agitatore prima e di "bodyguard" del connazionale poi,  gettano una lunga ombra sul futuro della MotoGp. Un'ombra indesiderata e tristemente inedita nella storia del Motomondiale che alimenterà per molti anni a venire la cultura del sospetto; che mai era stata parte della disciplina. Valentino aveva captato le peggiori intenzioni di Marquez  e denunciato il suo modus operandi, ma anche a Valencia, Marc, con un impunità da squalifica, ha confermato di non avere un briciolo d'integrità sportiva proteggendo il risultato di Lorenzo anche a scapito del suo compagno di squadra Pedrosa. Uno scempio; e se è vero che bisogna sempre guardare avanti, risulta davvero difficile immaginarsi una MotoGp libera da polemiche e rancori in futuro. Marquez ha infatti creato un precedente devastante. Il pilota che non corre per se stesso quanto per impedire la vittoria di un altro - tra l'altro in piena lotta per il Mondiale - è capace di tutto. Ed il fatto che la bacheca Facebook di Marc sia coperta d'improperi - molti dei quali di spagnoli - e che al Ricardo Tormo il pubblico abbia applaudito più Valentino che Lorenzo e fischiato Marquez sul podio, aiuta a capire quale clima abbia creato il pilota Honda. Al termine, il costruttore giapponese era visibilmente in difficoltà nel giustificare le azioni del ventiduenne di Cevera: "Non possiamo controllare i nostri piloti in pista ma questo clima di sospetto l'ha creato Rossi" ha spiegato Livio Suppo. In realtà Rossi ha semplicemente sottolineato la strategia di Marquez, e il grande errore dell'organizzazione è stato quello di non prendere provvedimenti prima di Sepang. La frittata di uova marce è purtroppo fatta. Ora bisogna lavorare sul futuro per recuperare la credibilità perduta e garantire agli spettatori uno spettacolo onesto, leale e libero da alleanze e azioni anti sportive. La riunione indetta da Fim e Dorna a Valencia sul tema fair play e valori sportivi non è servita a niente perchè Marquez non ha modificato di una virgola i suoi comportamenti portando a termine l'obbiettivo prefissatosi. Lo spagnolo dovrà convivere a vita con una vergognosa macchia nel suo Cv mentre l'organizzazione dovrà assolutamente trovare le giuste contromisure per salvaguardare la MotoGp negli anni a venire. Anche perche Valentino è un grandissimo campione ma non è eterno e chi avrebbe dovuto raccoglierne l'eredità, si sta rivelando l'opposto di ciò che un numero uno dovrebbe essere.

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Il campanile della chiesa di paese osserva le colline, il mare e il Montefeltro. Il parroco suona la campana a Messa e quando Valentino vince le gare. L’accesso è attraverso l’arco di volta, appena sopra le mura di cinta, che da protezione sono diventate cornice perfetta per la ciclopica affissione del Valentino Rossi Fans Club, che ha sede a poche decine di metri. Benvenuti a Rossiland. L’immagine di copertina racconta meglio di mille parola il significato che il Dottore ha per e nella sua Tavullia. Da queste parti Valentino è vanto, storia, attualità, fede e orgoglio popolare. Ma anche un patrimonio vivente da proteggere e tutelare. Nessuno a Tavullia vi dirà dove si trova o dove abita il cittadino più amato e conosciuto. Neanche sotto tortura. Affetto e rispetto che Rossi contraccambia valorizzando la terra e il territorio,  generando, indirettamente, fama, quindi turismo, ma sopratutto creando direttamente indotto e posti di lavoro. Tanti posti di lavoro. Le attività del nove volte campione del mondo a Tavullia sono varie ed eterogenee; una, allo stato attuale delle cose, è attinente ad allenamento, divertimento e joie de vivre (Il Motor Ranch), la più remunerativa gode di un respiro globale (vedi articolo VR46: http://ontheroad.comunicablog.it/2014/04/reportage-dalla-vr46-di-valentino-rossi/) senza però mai dimenticarsi delle origini, mentre il Bar Pizzeria di Rossi è un allegra e vivace meta di pellegrinaggio per fans e tifosi che non fanno altro che aumentare. Anche quando la pista restituisce risultati opachi. Potere dell’amore incondizionato, che arriva quando hai fatto sognare le generazioni più disparate durante un viaggio sportivo, mediatico e filosofico - passione e divertimento innanzitutto - cominciato nel 1996 e non ancora giunto al capolinea. Una filosofia che si riflette in parte nel Bar Pizzeria di Valentino, con negozio riservato al Racing Apparel, un bel cortile con vista, carapine di gelati, tavoli da biliardo, mega-schermo per godersi gli eventi sportivi, videogiochi “old-school” e gadget vari firmati VR46 che raccontano di quasi due decadi di corse ad alta velocità. Gli avventori sono quasi tutti in solluchero, con gli occhi che schizzano da tutte le parti nella speranza di vedere apparire “Sua Velocità”, che qui, in teoria, non vorrebbe essere disturbato con richieste di foto e autografi. Ma nessuno riesce a trattenersi e se capita Rossi ovviamente acconsente.  Proseguiamo Qualche passo ed ecco L’Osteria degli Ultimi, presente anche nelle guide Slow Food e ricca di proposte territoriali nel menù, anche quello pieno di sfumature gialle, dove trovano spazio Presidi di tutta Italia per un mangiare solido e senza inutili fronzoli.  Delle proprietà di Valentino a Tavullia e dintorni, il Motor Ranch è il posto più straordinario. Ve lo raccontiamo nel prossimo articolo e per il momento auguriamo Buona Pasqua a tutti.

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È un’ovvietà certo, ma vale la pena sottolinearlo: Il mondo a cui siamo abituati, di cui fanno parte cose come viaggio, ricerca, costruzioni, comunicazioni, riscaldamento, stampa, navigazione, trasporto pubblico, volare, guidare, spostarsi, e anche scrivere questo articolo al pc, è reso possibile, direttamente o indirettamente, dai carburanti. L’era moderna è spinta e si evolve grazie all’energia, e senza di essa non esisterebbero meraviglie come il Maxxi, la scultorea Aston Martin Vanquish, e tantissime altre cose che arricchiscono la nostra vita a livello culturale, estetico, logistico, sociale. Molti, un po’ a casaccio, dicono come tutto sarebbe più bello se invece delle raffinerie, dai giacimenti petroliferi, e dai condotti di gas, l’energia arrivasse solo ed esclusivamente da fonti rinnovabili, dimenticandosi, per esempio, che per trasportare una pala eolica in cima ad un crinale, serve un tir e poi una gru, o forse un elicottero. Ed un chopper spinto dall’idrogeno compresso o un camion elettrico non sono stati ancora inventati e forse non esisteranno mai. E lo stesso discorso relativo a trasporto e costruzione, riguarda gli impianti fotovoltaici, che assieme ad altre energie alternative, possono sicuramente essere di grande aiuto, ma non possono, non a corto termine, sostituire in toto il petrolio. Neanche applicando alla lettera il condivisibile slogan “consumare meno consumare tutti”. In questo post, parte del viaggio in Aston Martin nel cuore della sezione aurea, v’invitiamo ad approfondire l’annosa e attuale questione energie del futuro vistando la mostra Energy – Architettura e Reti del Petrolio e del Post-Petrolio al Maxxi, il Museo delle Arti del XXI secolo a Via Guido Reni, Roma, (prorogata fino al 10 Novembre ndr). La mostra esplora il rapporto ed i percorsi tra energia, architettura e paesaggio, con interessanti incursioni  negli ultimi sessant’anni della storia italiana – il dopoguerra, il boom economico, l’ascesa dell’automobile – per arrivare a visionari e, speriamo, realizzabili, progetti per un futuro a basso impatto ambientale, come l’autostrada che fornisce energia lungo tutto il suo percorso. Vi lasciamo con questa breve intervista video al Senior Curator del Maxxi Pippo Ciorra dove si parla anche della relazione tra auto, arte e architettura partendo dall’iconica Citreon 2 cavalli, a cui  OnTheRoad abbiamo dedicato un ampio servizio dall’isola di Milos che potete leggere qui http://ontheroad.comunicablog.it/2013/08/milos-e-la-2cv-bellezze-intramontabili/

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