LIFESTYLE
Ritratto Antropologico della Porsche 911
Scritto il 2013-03-07
da Matteo Morichini
su
Feeling

Fonte: Matteo Morichini

“Perche tutto resti com’è bisogna che tutto cambi”.  Parole di Don Fabrizio Principe di Salina nel Gattopardo, penna e pensiero di Tomaso di Lampedusa. Un concetto caro a molti processi politici, ed in altre ottiche, anche alla Porsche 911. Così uguale fuori, così diversa sottopelle e splendidamente darwiniana in termini di evoluzione.

Nel 2013 la 911 festeggia mezzo secolo di vita; 50 anni di equilibrate alchimie in cui la silhouette si è adeguata ai tempi rimanendo sostanzialmente invariata. E così ogni singola generazione dal ’60 ad oggi è cresciuta con le forme della Porsche 911 ben chiare in testa. Una continuità fatta di design e geometrie che poche altre macchine possono vantare, e che nel processo hanno consentito alla 911 di essere non solo altamente riconoscibile, ma anche un punto fermo tra le gran turismo, non che una coraggiosa e bellissima alternativa alle sportive costruite con “metodo classico”.

Fonte: Matteo Morichini

Nel corso dei decenni, pur di mantenerne il motore posteriore, gli ingegneri Porsche hanno eseguito continue, cadenzate, metodiche migliorie meccaniche, fino a rasentare la perfezione tecnico- stilistica della 991 attuale, quella che abbiamo usato nel nostro Grand Tour di 2013 chilometri in Europa Centrale. Alcuni considerano il i cilindri invece del bagagliaio come un difetto, e sulla carta lo sono, ma per noi di OnTheRoad è un difetto tipo neo di Cindy Crawford o il naso di Marlon Brando. Addizioni, non sottrazioni. Particolari che aggiungono un qualcosa in più e di diverso, e che una volta applicati a tecniche costruttive ineccepibili, generano l'inimitabile; al tatto, alla vista, al volante.

Fonte: Matteo Morichini

E questo ci porta al modo in cui la 911 ti fa sentire. Il feeling è di gran lunga la cosa più importante; conta più dei consumi, degli ausili elettronici, della velocità e dell’efficienza.  Alla guida del Carrera S, come scriveva Jean Claude Izzo per il mare, la felicità è più facile. Il progetto finito è confortevolmente adrenalinico e curato in ogni singolo dettaglio; rigore, passione, velocità e ricerca.

Fonte: Matteo Morichini

più difficile da spiegare è la percezione aumentata dall’estetica. Il mondo visto attraverso le lenti del Carrera S è, semplicemente, migliore.  Più piacevole. Facciamo l’esempio pratico del Canal Grande di Venezia; uno spettacolo di per se, universale se osservato dal giardino di Peggy Gugghenheim, dove ti giri ed hai Picasso e Magritte dietro la vetrata. Il contesto da cui osserviamo il mondo è uno dei fattori che determina la qualità dell’esperienza complessiva. Quando guidi non vedi l'auto ma scorci; l'interno, il muscoli ai lati del cofano, alcune linee; il resto lo immagini ma il cervello sa di essere avvolto dalla bellezza, e modifica in meglio la consapevolezza del vissuto. Una simile teoria può essere applicata a come la gente si comporta al suo passaggio.

Fonte: Matteo Morichini

Quando guidi altre velocissima ed iper-tecnologiche coupè magari dalle forme più convenzionali e t’immetti s’una strada a scorrimento veloce, gli altri automobilisti non sempre fanno strada. Con il Carrera si. Quando con il Carrera sei in corsia di sorpasso, anche al di sotto delle velocità autostradali, le macchina virano a destra e liberano la carreggiata per guardarti sfrecciare via. Ogni metro  sa di passerella d’haute couture. Per fare una prova a Budapest abbiamo lasciato il 911 dai riflessi dorati in divieto di sosta, davanti alla Chiesa di Santo Stefano, e ci siamo allontanati di qualche metro per vedere l’effetto che fa. In pochi minuti l’auto era circondata di persone. Commenti, indici puntati, scatti. Poi sono arrivati due poliziotti, che invece di preparare il verbale, hanno osservato l’auto da tutti gli angoli e sono rimasti lì a parlottare. Quando ci siamo avvicinati è iniziata una lunga disquisizione sulle magnificenza del mezzo e la sua storia, al termine della quale ci hanno detto, (traduzione in italiano di un inglese approssimato):  “Se volete lasciarla qui ancora un po’ e fare qualche altra foto non c'è problema”. Immaginiamo che ciò sarebbe accaduto con poche altre macchine.

Fonte: Matteo Morichini

Guidare oggi, in questo stato di crisi e incertezza, una macchina da 100 e passa mila euro può creare degli imbarazzi. Non è il clima ideale per farlo, soprattutto in’Italia, per una lunga serie di motivi sociologici e perché siamo tutti un po’ invidiosetti dei successi altrui. Con la Porsche non è stato così; sicuramente non in Slovenia e Ungheria, dove anzi, in qualche modo, c'era stupore e gratitudine negli occhi dei passanti. Anche davanti al Four Seasons di Budapest, dove sono più che abituati a mezzi di lusso, la magnetica Porsche attirava su i se sguardi, flash e teorie ed il Gresham Palace era felice di averla davanti al suo principesco ingresso principale.  In fondo, per certi aspetti, portare a spasso una supercar, o comunque una coupè Gt dalle linee tanto eleganti e raffinate, è anche un  piacere per chi osserva. È come guardare un edificio di Renzo Piano, un progetto di Calatrava, la facciata di Santa Maria Maggiore o esplorare i risvolti dei tagli spaziali di Fontana.   La 901 era l’anima, la 991 è il corpo. E la storia delle 911 continua...il viaggio di OnTheRoad con il Carrera S invece, termina qui.

Fonte: Matteo Morichini