LIFESTYLE
Car@Hungary? Se dovete espiare
Scritto il 2013-02-05
da Matteo Morichini
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Cosa non fare

Porsche, Ungheria. Se l'antipatia per qualcuno diventa intollerabile consigliateli un lungo viaggio in auto identico a questo itinerario (mappa in fondo) di Ontheroad. Raccontategli che nella strada verso, e da Budapest, interagirà con le acque cobalto del Balaton, con strade del vino, colline, terme e foreste. Che le autostrade sono vuote e levigate, senza caselli; le città ricche d'intricati trascorsi storici, circondate da paesaggi ipnotici e drammatici. E il bello è che gli racconterete tutte cose vere. E tutte cose molto meno memorabili di quanto ti aspetti. Non che, timidi ed opachi bagliori nell'infinita, cupa, costante ripetitività delle praterie.

Fonte: Matteo Morichini

L'Ungheria è tutta una prateria. In certi tratti ricorda la steppa, in altre la pianura padana. Ogni ventina chilometri il terreno ha un sussulto poi torna sdraiato. E marrone. Vuoto e spoglio. I locali raccontano di tanti alberi, ora c'è tanta'agricoltura. Si fa in tempo ad inoltrarsi nei meandri della media consumi, riflettere sulle armate che attraversavano codesti spazi nell 1800, le bollette da pagare al rientro. Ed in tante altre cose. La cosa più gentile che posso dire è che le strade ungheresi invitano alla riflessione e che il panorama di certo non crea distrazioni. Meglio; perche quando il tipo con la "Kruschev car" rossa farà inversione a U s'una statale liscia come un sismografo che rileva un 5 della scala Richter, voi sarete pronti.

Fonte: Matteo Morichini

E questi ci porta alla qualità delle strade ungheresi. Le autostrade sono ottime; con quelle interne come da mappa è più arduo essere concilianti. Asfalti sconnessi, lisi, bucati. Abbinati allo stesso orizzonte e le stesse linee rette per centinaia d'interminabili chilometri. Ci s'innervosisce progressivamente e tanto. Anche s'una sportiva come la Porsche 911. Specie s'una sportiva come la Porsche 911, molto comoda per essere una coupè Gt certo, ma pur sempre qualcosa che deve gestire 400 cavalli. E quindi guidare un Carrera S nelle "b-roads" ungheresi è un pò come avere Alessandra Ambrosio, o Clooney per le donne, nel tuo letto e non poter entrare in camera. Lo cosa più fastidiosa poi è che non c'è continuità. Per un tratto la strada migliora, provi a divertirti un pò e appena ci stai riuscendo appare un dosso dal nulla con sopra una voragine. E così per ore. L'altra cosa più fastidiosa è che non ci sono mai più di cinque curve in sequenze. Arrivano centellinate, girano attorno ad un appezzamento, un casale, un deposito e riprende il rettilineo. Dove  sbatti i denti tra buche e radici.

Fonte: Matteo Morichini

Arrivando dalla Slovenia, la prima frontiera dell "handling" era il Lago Balaton, atteso con con ansia per le sua imponenza, le colline vulcaniche come cornice, per "guidare" e vedere i paesaggi insomma. Usciamo dal'autostrada. Pioviccica. Alla prima rotonda noto che il grip dell'asfalto è da parquet lucidato. In pochi chilometri l'entità dello sbaglio diventa lampante. Il colore del lago ti prende subito; elettrico, acceso, molto sci-fi, ma ciò che lo circonda è parecchio cupo. Sarà l'inverno, l'asfalto ruvido, l'aria dei luoghi di villeggiatura fuori stagione. Però il Lago di Como o Garda sono piacevoli sempre. Quindi non è quello. Siamo sempre distanti dalla riva (spesso il lago non si vede e basta), dai vitigni, non ci sono soste panoramiche ma qualcosa di malinconico, qualcosa alla Coney Island. E più o meno zero curve. Ma ancor più del lago Balaton ciò che va assolutamente evitato, o consigliato a seconda del fine, sono le statali da Gyor a Szombathely.

Visualizzazione ingrandita della mappa

Un 2013 in moto perpetuo; da almeno 150 notti fuori casa dormendo in circa 60 strutture diverse tra piccoli b&b a conduzione famigliari a dimore d’epoca,  castelli medioevali, torri saracene, ville rinascimentali e classici ed eleganti hotel a 5 stelle. Luoghi molto diversi tra loro per servizi, architetture, posizioni, ma con almeno due denominatori in comune; la storia e lo charme. E sotto trovate i tre alberghi che ci sono piaciuti di più: 1: La Mamounia di Marrakesh; La quintessenza del lusso, il massimo dell’ospitalità, un giardino Reale, l’artigianato più sublime ed un’architettura in perfetto equilibrio tra modernità e tradizione. La Mamounia di Marrakesh è un luogo davvero speciale che da solo giustifica il viaggio in Marocco. Varcata la soglia di questo incredibile Hotel costruito negli anni 20’ e restaurato da Jacques Garcia nel 2010, si entra in un’altra dimensione. Una mondo parallelo di assoluta eleganza, fascino, benessere, bellezza e la più minuziosa attenzione ai dettagli che abbiate mai visto. La Mamounia è una perfetta sintesi di charme, design, servizi, comfort e classe. Atmosfere magrebine, la pluripremiata Spa, un piscina che sembra il mare, ristoranti di alta cucina e la luna che fa capolino dall’Atlante. In una parola onirico. (Leading Hotels of the World) 2: Villa San Michele a Fiesole; L’edificio è del 1350. La facciata di Michelangelo del secolo successivo. Il verde di Fiesole abbraccia la struttura. Camere (e che camere) e giardini osservano Firenze. Se volete dormire avvolti dalla storia dovete per forza trascorrere almeno una notte a Villa San Michele, che nacque come convento, diventò la residenza di una nobile famiglia ed oggi è un magnifico Hotel a 5 stelle con un atmosfera molto ma molto più ridente del San Domenico di Taormina. (Orient Express/Leading Hotels of the World) 3: Gresham Palace di Budapest/Kendov Dvorec di Spodnja Idrija: Terzo posto condiviso per due strutture agli antipodi visitate nello stesso viaggio. Il Four Seasons (Gresham Palace ndr) è, e resterà sempre l’albergo in cui pernottare nella capitale ungherese. Sorge in fondo al Ponte delle Catene, il più importante della città, e lo splendido palazzo art-decò, (il restauro è costato quasi 100 milioni di euro ndr) osserva il Danubio e la maestosità di Buda. Dentro troverete un tripudio di marmi e velluti e fuori, a pochi passi c’è la Chiesa di Santo Stefano ed il centro storico di Pest con i suoi deliziosi mercatini natalizi. Nel cuore della Slovenia, a metà strada tra Bled e Ljubljana, c’è un luogo mistico chiamato Kendov Dvorec. Una piccola villa adagiata sulla collina costruita nel 1500 da una famiglia locale e oggi inserito tra le strutture Relais&Chateaux. Il Kendov Dvorec è un luogo in cui ritrovare se stessi al profumo di pane appena sfornato, arredi del 700’, camini accesi, belle letture e circondati da paesaggi antichi e incontaminati tra le Alpi ed il fiume Idrija. 

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Il Victoria Jungfrau d'Interlaken è un'elegante microcosmo dell'eccellenza alberghiera Svizzera ed un'ottima base per esplorare gli splendidi paesaggi dell'Oberland Bernese. Paesaggi dominati dal monolitico Jungfrau - la giovane vergine - dalle vette dell'Eiger e del Monch, ed avvolti da laghi cobalto, passi, fiumi, cascate e valli alpine. Paradisi naturistici con strade da perdere il lume della ragione, specie se percorse al volante della Porsche 911 4s Type 991, compagna di viaggio unica e inimitabile del nostro indimenticabile Grand Tour svizzero che vi abbiamo già in parte raccontato: http://ontheroad.comunicablog.it/2013/07/tre-porsche-la-svizzera-e-una-giovane-marmotta/ http://ontheroad.comunicablog.it/2013/07/tris-dassi-il-carrera-tra-furkapass-e-grimsel/ Per raggiungere l'osservatorio nella foto sopra, non dovete far altro che uscire dal Victoria Jungfrau, percorrere un centinaio di metri a piedi e prendere la Jungfraubahn per un'ascesa di circa due ore e mezza di panorami maestosi e incontaminati. Oppure, se alle escursioni preferite il relax, la struttura costruita nella seconda metà del 19esimo secolo in stile vittoriano, offre Spa, massaggi, trattamenti di bellezza, ristoranti, sale da gioco ed aristocratici caffè dove sorseggiare distillati d'annata al suono di sinfonie classiche. Da fuori, il Victoria Jungfrau ha le sembianze di un Palazzo Reale. Gli interni invece sono un trionfo di marmi, specchi, opere d'arte e velluti. Molte delle camere, lussuose, eleganti con incursioni contemporanee per il massimo comfort, hanno un'incantevole vista sullo Jungfrau e nel parco davanti all'albergo vedrete deltaplani e parapendii atterrare mentre un trenino d'epoca porta a spasso i danarosi turisti nella graziosa cittadina Interlaken. Nel corso dei suoi 150 anni di storia, il Victoria Jungfrau ha ospitato l'Imperatore del Brasile, Mark Twain e personalità del cinema, della moda, del'arte e della finanza. Tra il 1941 e il 1945 l'albergo - oggi parte dei Leading Hotels of the World - divenne il quartier generale dell'esercito Svizzero. Il Victoria Jungfrau è la quintessenza della tradizione alberghiera elvetica, ed unisce, con innata classe, lusso, modernità e tradizione.  

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