LIFESTYLE
Sporcizia e polmoniti; Flop Terme di Budapest
Scritto il 2013-01-26
da Matteo Morichini
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Cosa non fare

Porsche, Ungheria. Peli pubici galleggianti, pelli morte, puzza di cloro, spogliatoi che ricordano le celle di tortura della Allavedelmi Hatòsag, che per rimanere sul territorio, era la polizia segreta ungherese durante il regime sovietico. Tutti particolari omessi dalle guide turistiche, cartacee ed umane, sulle acque dei bagni termali di Budapest. Tra le attrazioni principali della città ed una delle più grandi delusioni del nostro viaggio in Europa centrale con la Porsche 911 Carrera S.

Fonte: Matteo Morichini

Il comune denominatore dei bagni termali di Budapest sono sporcizia, uffici stampa disattenti o assenti che precludono ogni possibilità di scattare foto all’interno (ora capsico il motivo) e orde di persone a mollo come asparagi in pentola. I bagni Szechenyi dall’architettura barocca sono forse i più famosi per via della piscina esterna circondata da statue e ghirigori. Oltre al fatto che dentro l’acqua c’era più gente che a Wembley nella finale di Champions League, oltre al sudiciume sopraelencato, il problema principale è il rischio polmonite. L’acqua non supera i 34 gradi e la temperatura esterna era abbondantemente sotto lo zero. Per entrare, tappandosi il naso e sperando di non beccarsi qualche malattie rara all’epidermide, bisogna percorrere un centinaio di metri all’aperto in costume ed una volta dentro non c’è spazio per muoversi, il cranio diventa un ghiacciolo e non farete altro che districarvi al fine di evitare strusci con la pelle brufolosa e grassa di perfetti sconosciuti. Le piscine interne (per non parlare della sauna) erano del tutto inagibili causa sovraffollamento, olezzo di agenti chimici e croste in superficie dove neanche Gold Member di Austin Powers si sarebbe sentito a suo agio. Tutto piuttosto orrendo.

Fonte: viaggi.repubblica.it

Storia simile alle Terme Gellert; stile Liberty e ambiente da verifica per l’ufficio d’igiene. Pensando di essere particolarmente schifiltoso, ho raccolto testimonianze di altri clienti; uno su due si era rifiutato di entrare in acqua. Affacciandosi all’ingresso d’intravede una piscina meravigliosa e semi vuota, perchè fredda, le altre sono piene come gli acquari di un ristorante marinaro di bassa lega. Chiudiamo con i Rudas Thermal Baths risalenti all’occupazione Ottomana, che essendo leggermente più defilati hanno decisamente meno calca. Nonostante ciò la sensazioni di sciatteria e sporcizia diffusa si percepisce forte e chiara; dall’atrio, agli spogliatoi, fino alle piscine. Insomma non sarete affatto contenti di aver sganciato i soldi per l’ingresso (dai 14 euro in su). Il consiglio di Ontheroad è di non fidarsi di foto e descrizioni che troverete su guide e siti ufficiali, e di visitarle in bassa stagione senza sperare  nel relax o benessere, ma per ammirare l’architettura elegante e scenografica, quella si memorabile e unica al mondo.

Fonte: ioviaggiolowcost.blogspot.com