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Bye Bye Yakeshi - Rotta verso Pechino (3 di 3)
Scritto il 2012-12-05
da Matteo Morichini
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Itinerari

Fonte: wolfango spaccarelli

Gallardo, Mongolia Interna. Terminata la Lamborghini Winter Academy nel fantastico circuito innevato, siamo tornati verso Yakeshi, dove abbiamo trascorso una notte in albergo prima di fare rotta verso Pechino, capitale ed epicentro culturale e governativo della Repubblica Popolare cinese.

Fonte: wolfango spaccarelli

Ma anche la Mongolia Interna è Cina; di conseguenza tutto ruota attorno allo sviluppo economico. Yakeshi non è un piccolo e dimenticato centro immerso nelle praterie innevate come uno potrebbe immaginarsi. Yakeshi è un’accozzaglia d’insegne al neon, ristoranti, piccole fabbriche e centrali a carbone. La quantità di elettrodi ricordano Las Vegas, solo che a differenza della città americana non ci si diverte per niente. Non ci sono casinò, non c’è movida, non c’è un briciolo d’allegria e almeno all’apparenza, non ci sono locali di lap-dance e discoteche. L’unico parallelo con la città del Nevada è la prostituzione. Dilagante. Oltre al carbone infatti, l’altro poco edificante export della Mongolia Interna sono le tante, troppe, giovani ragazze, prive di alcuna prospettiva, che lasciano il nord per emigrare verso i centri massaggi e le case chiuse delle grandi metropoli cinesi.

Fonte: wolfango spaccarelli

La Mongolia Interna non ha nulla a che vedere con la Mongolia di Ulan Bator e Gengis Khan. È una terra a cui è stata sottratta tradizione e poesia. Il suolo è piagato di cicatrici dovute all’estrazioni minerarie. Ogni forma culturale è stata soppressa e rimpiazzata dalle autorità filo governative. Il Tempio del Lama è un’ulteriore esempio di colonizzazione. Sembra antico ma è nuovo di pacca, e dall’edificio il panorama è desolante. Ciminiere, veleni, industrie. Alla guida spirituale buddista, il Lama appunto, tutto ciò non sarebbe piaciuto affatto.

Fonte: wolfango spaccarelli

Yakeshi è distante più di 1000 chilometri da Pechino ed il codice stradale cinese è pieno di restrizioni per i non residenti. Tecnicamente non si può neanche guidare con la patente internazionale. Ne serve una rilasciata dalle autorità cinesi.

Fonte: wolfango spaccarelli

Di conseguenza abbiamo salutato la desolazione, il freddo artico e le Lamborghini Gallardo, che avremmo ritrovato il girono successivo a Pechino, dove saremmo dovuti atterrare un’ora e mezza dopo il decollo. Purtroppo però, anche nel reparto aviazione i cinesi sembrano fare il possibile per farti perdere il lume della ragione. A causa di nebbia intensa sulla capitale, il volo è partito con 7 ore di ritardo, ma non è atterrato a Pechino, ma in una imprecisata ed amena località del nord. Lo abbiamo saputo solo in fase d’atterraggio. A quel punto ci hanno fatto scendere e dormire in aeroporto, per terra. Tutto molto gradevole. 20 ore dopo il primo decollo, siamo saliti s’un altro volo, sempre in ritardo perché l’equipaggio doveva mangiare (??????) che, con un giorno esatto di ritardo rispetto al programma, ci ha finalmente portato a Pechino. Il tutto, senza mai, e dico mai, qualcuno che fornisse una spiegazione adeguata sul motivo dei ritardi, sul nuovo itinerario, o sulle possibilità di essere riprotetti su altri voli. In Cina serve la pazienza dei santi.

Fonte: wolfango spaccarelli

Fiabe, icone, miti, ossessioni e psicadelia. Nel nord della Tailandia, a pochi chilometri da Chiang Rai, c'è un tempio distante anni luce dai millenari Wat di Ayutthaya, Sukhothai e Chiang Mai. E' il visionario Wat Rong Phun (Tempio Bianco ndr) progettato dal pittore Chalermchai Kositpipat e costruito per buddisti ed induisti; e quest'ultima è solo una delle sue tante particolarità. L'altra sono evocative immagini come quella sopra e che il Tempio -  costruito a partire dal 1997 - s'ispira al modello della Sagrada Familia (non per architettura ma nel senso che pur essendo già un importante luogo di pellegrinaggio per monaci e fedeli il progetto è ancora un work in progress ndr) e non verrà completato per un'altra cinquantina d'anni. Inoltre, nel Maggio scorso, il Wat Rong Phun è stato pesantemente danneggiato da un terremoto, gettando nello sconforto l'artista, che aveva dedicato anni e anni del suo tempo ai milioni di minuziosi particolari della struttura, costruita con gesso e specchi. Se l'esterno si attiene - seppur con enfasi contemporanea - ai canoni estetici e architettonici dei templi buddisti e della pagode Thai, la grande sorpresa è all'interno, dove le raffigurazioni sui muri, invece di ritrarre l'eterna battaglia tra demoni e divinità buddiste, raccontano i fatti più importanti degli ultimi vent'anni con tutte le icone occidentali attorno.  Il luogo di preghiera è dunque contornato da pitture di Mickey Mouse, Freddy Kruger, The Matrix, i Rolling Stones, dalle le Torri Gemelle in fiamme ed altre calamità, naturali e non, accadute a cavallo del Secolo Breve e del nuovo millennio.  

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